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14 dicembre Historia Longa Gardia“Historia delli preclari Homini et delli Accadimenti notevoli della Civita nomata Longa Gardia”
Io, Echelon, Sommo Custode del Verbo, invoco la benevolenza di Misterya nel vergar queste pagine. La penna mi trema nell’emozione e nella vergogna d’essere sì indegno figlio di più grandi padri. Mi accingo infatti a ricopiar il manoscritto del Primo Custode dell’Accademia, l’onorabilissimo Emardo da Borgonovo; testo su cui coloro che si sono succeduti nella carica hanno riportato le vicende a cui hanno assistito. Una grande oscurità ha chiuso le porte della Casa del Sapere, che ora vive di nuova linfa in tempi meno cupi. Che la protezione degli dèi faccia sì che le porte dell’Accademia non siano mai più rese mute, poiché è da queste pagine che giunge il più grande ostacolo alla tirannia. Dovrò, per forza di cose, rinunciare ad essere un copista scrupoloso, cercando, per quanto possibile, di rinverdire lo stile e tradurre laddove la lingua è cambiata tanto da esser difficoltosa la lettura per il contemporaneo. Sono certo che il Padre sarà clemente con questo suo Figlio, che qui riporta la descrizione che ne dà Jotsaldo, suo successore e secondo Custode del Verbo, nel Liber hillustrissimae et humilissimae vitae Emardi:
“Fu quell’uomo, di nome Emardo, un uomo per ogni cosa lodevole…Quest’uomo dunque onorevole ed humile, alquanto edotto nell’esercizio della scrittura, a qual culmine di virtù sia giunto, dalle sue opere che lo narrano lo ha insegnato al mondo intero”
La FondazioneQui segue il racconto di Emardo, sulla fondazione della Città e sui primi anni del Primo Signore di Langrigaard.
Erano ormai 12 anni che noi profughi della terra di Loor Nak vagavamo per il continente in cerca di un luogo dove potessimo fermarci e costruire un’oasi di pace in queste lande spazzate dalla malvagità e dalla pazzia. In 30'000 partimmo e furono le malattie e furono gli attacchi. Ricordo bene il giorno in cui i 750 rimasti incontrarono un’altra popolazione in fuga, guidata da Eòtgar. Decidemmo di unirci a loro ed entrambe le genti ne ebbero beneficio, sì che fu subito chiaro che gli Dèi avevano benedetto tale fusione: giungemmo in una piana ridente e fruttifera, abbondante di bestie hutilissime e di piante buone per la cucina e la medicazione. Ed eravamo ai piedi di una collina che un falco [o una cornacchia, in questo caso la traduzione è ambigua] strappò il copricapo del nostro duce e andò a posarsi sul ramo alto del più alto albero della collina. “Là” disse Eòtgar “Noi fonderemo la nostra città, e sarà grande e bella e il suo nome verrà cantato nei secoli” e noi sapevamo che davvero tali parole corrispondevano al vero, perché il nostro peregrinare era giunto al termine e gli intenti erano hottimi. Era il quarto giorno del mese di Nethuns dell’Anno 872 della terza Era. In meno di un anno la sommità del monte ospitava i palazzo di Eòtgar, primo Signore di Longa Gardia, dal fatto che dalla cima del monte le frecce per la difesa della città potevano essere scagliate a grande distanza e gli assalitori erano tenuti lontano. Sempre in posizione privilegiata furono costruite le prime case terrene degli dèi protettori, solide e note a tutti per la loro magnificenza. Su un rilievo in disparte venne innalzato un altare in memoria di tutti coloro che non videro mai il compimento di quel nostro sogno e la zona circostante venne destinata ad accogliere le dimore dei nostri involucri terreni. Più in basso, le abitazioni dei vivi. Ed ebbe inizio il proficuo governo di Eòtgar, che resse la città per 14 anni, conosciuti come “L’ètà dell’oro”
L’età dell’oro (872-886 della terza Era)
Emardo ebbe la fortuna di vivere sotto la guida illuminata di Eòtgar. E davvero dobbiamo credere che quel condottiero venuto da lontano fosse un uomo giusto e probo, poiché nessun cronista ci offre un’immagine diversa da quella fornitaci da Emardo : Era di statura media. Il suo volto era pieno d’autorità e di grazia: ilare e gentile con i mansueti, ma terribile, al punto d’essere appena tollerato, verso i superbi e le offese. Emaciato, adorno di pallore, decorato dalla canizie. I suoi occhi, come se brillassero di splendore, erano motivo di terrore e di ammirazione per chi li guardava…Risplendeva l’autorità nel suo stesso muoversi, nel gesto, nell’incedere…La sua voce era virile e piena di decoro e con la dolcezza del tono non poco addolciva l’animo di chi l’ascoltava (…) Sebbene non poniamo nel corpo la virtù, tuttavia non possiamo escluderne la grazia. Era un periodo di pace e prosperità e tutte le genti e tutte le razze giungevano a Longa Gardia ed ogni giorno la luce della nostra città brillava più splendente. Carovane di mercanti giunsero a commerciare con noi e ben presto si stabilì, per consuetudine, un mercato nella zona più bassa della città. Non era, come oggi si usa, luogo ove si potesse acquistare ogni mercanzia,poiché solo ciò che non si poteva ottenere col sudore della fronte era acquistato. Ma il degrado morale delle genti e la mancanza di valori porta oggi l’uomo a preferire il conveniente al giusto. Meretricio e brigantaggio, che oggi sono maltolleranti ma resistono anzichenò, erano totalmente banditi ed indicati come aberrazioni da non praticare e da reprimere. La città arrivò ad estendersi sul golfo, dove Eòtgar indicò dovesse esse edificato un porto. In quegli anni lucenti, molti dei primi edifici in legno vennero ricostruiti in pietra, così che all’aurora e al crepuscolo la cima della città rifulgeva dei cremisi e dei porpora, i colori della regalità e della virtù, e il popolo ne gioiva. Noi tutti, ed io tra loro, piangemmo lacrime dolcissime il giorno in cui Eòtgar pose la prima pietra dell’Accademia, ed invocò le protezioni degli Dèi, degli uomini e di ogni razza, su coloro che avrebbero custodito le chiavi del Sapere. Oggi corre il decimoquinto anno da allora, ed io sono invero un indegno Custode della Chiave che pende dal mio polso. Eòtgar pervenne alla morte, nella gloria degli uomini. Accorsero tutti, come a luttuosamente lamentare una perdita comune…Fra i singhiozzi invero e le lacrime erompenti facevano come una lamentazione ricordando la sua pietà, la sua fortezza, la cura dei poveri, la protezione degli impotenti…Queste e simili cose, che chi piange usa invocare nell’urgenza del dolore, ripetevano con voci luttuose (…) tutti lo piangevano battendosi il petto in una sorta d’amore fraterno e dolcissimo. Nel centro della vasta cripta fu collocato il grande feretro, dorato e drappeggiato: da capo piccoli alberi finti di cedri e cipressi gettavano un’ombra discreta, e intorno, disposti in terra, furono turiboli, mirrofori, incensieri, che esalavano, bruciando, essenze prelibate; furono panieri carichi di frutta, furon corbe di fiori simbolici. Il coro, come sempre nel rito, era composto dai fanciulli che si educano al tempio; essi si raccolsero da un lato, vestiti di camici bianchi e con chiome d’un biondo chiaro che scendevano sulle spalle; da un altro lato, poco lungi dal feretro, altri fanciulli. Così cantarono “Alti piangete voi, popoli, voi, lingue, stelle, cieli, prorompa dalle tenebre l’orbita splendente del Sole, manchino del tutto i corni splendenti della Luna, s’allutti il mondo tutt’intero al Suo corpo disteso.” [Torno di nuovo a modificare ed aggiungere laddove la narrazione risulta di difficile comprensione e qui senz’altro Emardo diviene ermetico ed oscuro, ma l’amor del figlio e del copista sopperiscono ai dubbi del critico e m’accingo a ricopiar per intero l’epitaffio che fu inciso sul sarcofago marmoreo di Eòtgar e la serie di numeri, alcuni dei quali preceduti da una lettera il cui significato è spiegato dallo stesso Emardo il quale purtuttavia ne ignorava il motivo e io ricopio allegando una piccola legenda: V che stava a significare verde e R , ruber. Di quelli senza lettera, alcuni erano verdi, altri rossi: Verdi (numero); Rossi [numero] “E poiché riguarda i governanti ciò che è delittuosamente commesso dai sudditi, il fuoco della Gehenna inesauribile punisce, per sentenza del divino esame, l’esempio della vita malvagia e la negligenza dei sudditi.”
R89(17)(54)V100[38](22)R29(69)R136(12)[100]V36(12)V87(1)[51]R22(98)V62(2)R134(3)V21(146)R53 V111R9V92R94V148R115[4]V169[140][58][90]R100[14]R9R50(99)(2)V39(68)[16]R67[9]V34 (1)(45)R156(4)R10(161)(92)V168[165][3][150]V72R97V1R153R88(25)[21]V164(1)(4)(0)
05 settembre Promesse e scommesse. Come incastrarsi da soliPromesse e scommesse. Come incastrarsi da soli
Il manuale del perfetto autolesionista.
Ignoro quale sia le leva che ad un certo punto scatta e mi spinge a promettere qualcosa di stupido o di esotico. Qualcosa che normalmente non farei, ma che sotto la carta dorata della sfida diventa l’obiettivo più appetibile da raggiungere.
Per cui, sconfessando quello che è il titolo, rivelo che non ho scritto alcun consiglio per godere appieno dei vostri istinti autolesionisti, ma piuttosto ho aggiunto un ulteriore strumento di controllo e di potere per questa mia devianza: il Rimembratore.
Il Rimembratore non è, come potreste pensare, una diavoleria chirurgica che serva a riattaccare le membra ad un tronco, ma un elenco che mi ricordi costantemente le scommesse archiviate e quelle in attesa di esito. Quali promesse e con quali scadenze, insomma. Giusto per non svegliarmi il giorno prima e scoprire che avevo promesso di partire per il Congo.
L’unico fattore positivo è che questa moda delle scommesse è iniziata solo un anno fa.
Esame di chimica superatoà pellegrinaggio a Santiago de Compostela a piedi
Esame di biochimica superatoà ossigenato i capelli (manca foto dell’evento, fortunatamente)
Combo anatomia II e Microbiologiaà fallita. Purtroppo il TERRORgame delle tre buste con Barbara non si è compiuto.
Laureaà Bagno in boxer nel lago di Lochness. Da effettuarsi anche se dovesse essere di gennaio
2014à Sposa promessa n°1 (Mila)
2015àSposa promessa n°2 (Barbara)
2016àSposa promessa n°3 (Erica)
31 agosto Io ci fuiEbbene sì.
Quando si dice: I casi della vita!
George mc Anthony in concerto a Bielmonte, a pochi km dalla nostra base operativa in quel di Rosazza.
Incredibile, direte voi.
Ha infatti dell'incredibile che il magnetismo tra il cantante e il suo sosia di san Genesio e bbia portato il "Giorgio Antoniotti" nazionale a esibirsi a Bielmonte.
Ovviamente vasco finse una gastroenterite a scusa della sua assenza, quel giorno. naturale che non potesse essere sul palco e applaudirsi dal pubblico allo stesso tempo.
IO INVECE C'ERO.
IO HO VISTO
IO HO LA FOTO CON GEORGE MC ANTHONY
La aggiungerò presto, non temete.
Per ora un video amatoriale scovato su youtube e girato proprio in quella giornata.
Purtroppo c'era un tempo infame, e il povero vasco è stato costretto a suonare in un tristissimo parcheggio coperto fatto interamente di cemento armato.
Faceva pure freddissimo, ma in confronto alla serata "Rap in town", passata all'Asmara, era un piacere soffrire le pene dell'inferno per ascoltare Giorge.
(ah, tanto per avvertirvi: attenzione ai rapper che si spacciano per svizzeri di lugano: potrebbero essere degli impostori di Lucano, frazione di Sagliano Micca)
30 luglio Tellurico e primordiale, oltre che inquietanteE' LUI!
Si fa chiamare George McAnthony, ma è Vasco.
Noi lo sappiamo.Lui lo sa.
Il cane è quello della Olga. Le riprese sono state fatte dal padre di Stitch in località "Sella". La stazione dovrebbe essere quella di Ochieppo superiore.
Da notare la piuma di piccione legata alla chitarra.
E' stata usata una controfigura per la scena del tronco sul torrente, vista l'abilità da provetto nuotatore del soggetto.
Avete ancora dei dubbi?
No. E nemmeno io.
29 luglio professori ed altri interessanti esempi della fauna che popola gli ambienti medici genovesiAlcuni non hanno nemmeno bisogno di un commento.
Chi può e sa, ne goda. Gli altri passino oltre.
Iniziamo con alcuni inconfondibili:
Un unico suggerimento: non è la Marcenaro.
Vabbè, allora via con la carrellata del gruppo di fisiologia:
Giacca di pelle nera. Sfondo di Metropolis, di Fritz Lang.
Un genio ingabbiato, circondato da una pletora di idioti impomatati.
Eccone alcuni:
Non ditemi che dovrei anche spendere parole per questo...questo...
Altri due esempi di eccellenza dell'ateneo genovese...
Siamo d'accordo che l'esperienza valga molto, ma alle volte si esagera!
Altre volte, le eccezioni sono piacevolissime
Non supplicherei entrambi allo stesso modo urlando: "Deflorami!"
Che scena. Epica.
Il Supremo. Chi altri, sennò?
Ora qualche "collega"
26 luglio NewsE alla fine ho davvero comprato un violoncello (chi mi conosce, lo sa: se decido di far qualcosa, anche la cretinata più assurda, la faccio davvero)
A parte che i giapponesi hanno una mentalità tanto perversa da creare horror su qualsiasi tema ( mancano solo i teletubbies e poi siamo a posto) la differenza tra me e la foto sta nel fatto che dei due sono io quello coperto di sangue, mentre il violoncello guarda stolidamente in camera.
Ma ho altre novità: in una notte di luna piena, al dipartimento di anatomia umana, ho battuto Angela nella guerra psicologica a cui sottopone ogni studente.
Paolo 20--Cadoni 0
12 luglio kilie e bert.BERT [piazza> esterno taverna] Leggera ed elengante la postura del ragazzo, che velocemente cammina verso il portone della taverna. Di tanto in tanto alza distrattamente le iridi alla nigra, senza troppo avvertir la meraviglia di quel cielo che pare un velluto tremante di stelle. gelidi e sottili refoli di vento soffiano pigri. un momento sosta sulla porta ancora chiusa, cercando di avvertire se vi sia del trambusto all'interno, ancora spiacevolmente memore della sera precedente
IRONFIRST [bancone] Posatoil boccale sul ligneo e umido bancone la sua pipa va a prender a con gesto deciso della callosa destrosa va a sfilare dalla sacca un piccolo involucro di pelle pieno di tabacco, riempita la pipa al camino volge le iridi in cerca di una piccola scintilla per accendere diretto va al camino e preso il ferro raccoglie la scintilla per la pipa e tirandoin modo regolare va ad accender la stessa, riposto poi il ferro rimane ad osservare il ciocco ardente nel camino
BERT [porta>sala>bancone] Scosso da un brivido, si stringe nel mantello, pensando: -sarà meglio che mi sbrighi ad entrare, o c'è il rischio di diventare una statua di ghiaccio!- La mandritta poggia sul freddissimo pomello, e spinge il battente. Lascia per un momento che le iridi scandaglino il loco, e mentre muove i suoi passi in direzione del bancone, nota una piccola sagoma stagliarsi al fulgido divampare del fuoco. "Alas, messer nano" esclama cordiale, mentre siede ad uno sgabello "Nessun oste, nevvero?"
IRONFIRST [camino] Dai cerchi diumo della pipa s'ode verbar "alas a voi messere,come al solito l'unica anima viva e' il garzone del posto, cosa vi porta ad attraversare le gelide stade codesta notte?risponde senza girarsi il nano all'umano appena giunto
BERT [sgabello>bancone] La fronte si corruga in una lieve espressione interrogativa -il garzone del posto? E dove sarebbe?-riflette il ragazzo, mentre cerca con discrezione di trovarlo con lo sguardo. Dopo un momento fa spallucce e annuisce al nano, serio.si sa che i nani non vanno mai contraddetti, soprattutto se parlano per enigmi. Risponde, cauto "Come ogni notte, messere, trascino queste stanche ossa alla taverna per concedermi una sana e immeritata bevuta!" Ridacchia, cercando di essere contagioso
IRONFIRST [camino] Con voce decisa il nano in direzione della porta della cucina verba "RAGAZZO non pensi di far vedere le tue mingherline ossa?qui ce' qualcuno che ha bisogno di te per le barbe degli Ironfirst"e poi dirigendosi in direzione del bancone sorride ad un baffo all'umano seduto. dalla porta si vede arrivare il ragazzo con la sua veste da lavoro e piano piano si va a metter dietro al bancone. "purtroppo messere il servizio non e' dei migliori ma se vi accontentate....." il mezz'uomo dice al suo vicino di sedia
BERT [sgabello/bancone] Ad un certo punto appare un ragazzetto emaciato, che umilmente si mette a svolgere le sue mansioni. -Uff, meno male,quasi credevo di essere l'unico in taverna con un vecchio visionario!-pensa tra sè, mentre armeggia nel suo zaino e ne estrae una lampada ad olio. In tre passi è al fuoco ad accenderla, indi torna al suo posto. Replica al nano "Tuttavia per il momento non ho sete...non vi dispiace se vi faccio compagnia, vero?" dimanda, mentre pone la pipa e una presa di tabacco sul bancone. Si volta a guardare di sottecchi il nano "Sono ser Brigham, piacere di conversare con voi, ser nano" Riflette quanto gli piaccia la compagnia dei nani, coi quali la franchezza vale più di mille inchini ipocriti. Con le sue dita sottili inizia a lavorare il tabacco, quindi lo brucia nel calderino della pipa, per poi iniziare ad emettere sbuffi densi di fumo bianco ed aromatico "Non crederete mica che sia solo tabacco, quello che dà questo fumo, vero?" ridacchia il ragazzo in modo complice al vecchio.
KILIE [sentiero] Fa freddo, non è vero? Se avete qualche dubbio in proposito perché non date un'occhiata alle guance e al naso arrossati di quella donna che percorre rapida il sentiero? Non vedete quanto è imbacuccata, come stringe al petto i lembi del mantello? E il fiato tiepido che si condensa ad ogni respiro, secondo voi, da dove viene? è perché fa freddo, ovviamente. E la donna che vi è stata mostrata è proprio dal freddo che sta fuggendo, così rapida. Ecco perché i piedi, calzati da stivali, hannoraggiunto la soglia dell'ostello. Ed è ovviamente per lo stesso motivo che le mani, arrossate dal freddo, vanno a porsi contro la superficie ruvida dell'uscio per imprimervi leggera pressione. La porta si schiude e il calore della stanza l'avvolge. "Santa Pazienza!" bofonchia, mentre varca la soglia.
IRONFIRST [bancone] "la vostra compagnia non mi dispiace..posto ce' ne per tutti "risponde il nano "spero per voi che il vostro tabacco non sia andato a male dall'odore che sento ,comunque se volete provare un po'di tabacco della valle dalla quale vengo accomodatevi pure"e con un veloce gesto va a posare la sua sacca sul banco
BERT [sgabello/bancone] Alle parole del vecchio, il ragazzo agita in aria la pipa, disegnando arabeschi svaporanti davanti a sè "Andato a male? Nossignore signornano no! E' un tabacco normale, arricchito secondo...ehm...antiche ricette...e...er...l'esperienza millenaria dei marinai. Ecco" soddisfatto della propria malriuscita panzana, tira ancora dalla sua stupefacente pipa. D'un tratto, il portone si apre, e una dama coperta da mille strati di abiti si fa innanzi. Prima di riconoscerla e di poter frenare così la propria lingua, esclama "Fa così freddo fuori, milady?" Appena la riconosce, rossa quasi quanto la sua chioma, capisce che lei penserà subito che l'ha voluta prendere in giro, o peggio, umiliare, quando invece le sue intenzioni erano innocenti. Si morde la lingua, ma ormai , pensa, la frittata è fatta
KILIE [ingresso] Tossisce, liberandosi dell'ingombro del mantello con movenze affettate. La stoffa è fredda e umida, nonostante fuori non piova. Con un movimento poco grazioso, si stropiccia il naso, dando poi un secondo colpo di tosse. Solo allora alza gli occhi chiari, notando così di non essere sola nella taverna: un nano tarchiato, al bancone, dalla faccia ruvida e dalla barba bianca; e seduto al suo fianco... "Ah, voi" dice, con voce nasale, per poi essere scossa da un altro colpo di tosse. Un "ah voi" che probabilmente vorrebbe condensare un saluto, il solito tono piccato e sulla difensiva che rivolge al ragazzo e chissà che altro... Ma il raffreddore non è grande aiuto alla dialettica. "Alas vobbbis" biascica, rivolgendo gli occhi alternativamente al nano e al parirazza. "Dod è che ci sarebbe ud...?" indica il bancone con un gesto eloquente del mento.
IRONFIRST [bancone>uscita] "purtroppo miei cari signori le mie stanche membra chiamano riposo e quindi vi auguro un buon riposo tra le braccia di morfeo"verba il nano in direzione dei due ospiti dell'ostello, gettati alcuni scudi sul banco e raccolta la sacca del tabacco , di buon passo s'affretta ad uscire,"messer Bert spero di rivederla al piu' presto cosi' potremo discutere sull'ingrediente segreto del vostro tabacco"detto questo la piccola figura va svanendo nelle gelida notte
BERT [bancone>kilie] -ma qui siamo alla parodia!- pensa trà sè il ragazzo, stupito e quasi offeso dalla maleducazione di lady kilie e da quella del nano, che si allontana senza nemmeno avergli svelato il suo nome. batte una mano sulla coscia, dal disappunto, e si avvicina alla dama, con la pipa che pende a un angolo della bocca. Saluta con un cenno il vecchio barbogio, e si concentra sull'amica "Anch'io sono contento di vedervi...un pò meno di vedervi in cattiva salute. Su, date qua". Le si rivolge con tono cortese e fermo, e cerca di farsi lasciare il mantello umido "No, niente oste, ma per voi ci vuole un bel bicchiere di vino aromatico caldo...che ne dite?" Le labbra del ragazzo si distendono in un sorriso sincero, carico di significato "Mi siete mancata,sapete?" Vorrebbe condurla al camino, e con il braccio libero, indica in quella direzione, per farglielo intuire
KILIE [ingresso] "Ma non sono in caaah... aaah...!" La mano destra si preme velocemente sulla bocca, soffocando sul nascere uno starnuto che sembra esplodere all'altezza del petto. Gli occhi lucidi si rivolgono al volto sorridente del giovane uomo, che gentilmente cerca di prenderle un mantello. Arriccia il naso, cercando di vincere il desiderio di tirare su. "E' l'inverno..." biascica, come per scusarsi, mentre lascia che lui prenda la sopraveste. "E' tutta colpa sua, di solito sono il ritratto della salute!" Parla con voce nasale, ovattata, che quasi non sembra la sua. Rivolge un breve sorriso di congedo al nano che prende la porta per poi ritornare con le cerulee sul parirazza. "Giusto, dimenticavo che voi siete un provetto oste" commenta, abbozzando per la prima volta un sorrisetto. Lascia cadere la frase, quasi trascinandosi poi al posto che lui le ha indicato, vicino al camino, non prima di aver esalato un sospiro di gratitudine per la scelta. "E' vero, è da un po' che non ci ci incontravamo" commenta, appoggiandosi allo schienale della sedia senza ancora prendere posto. "Sentivo la mancanza del mio oste preferito. Nonché l'unico mai visto..." Sorride, seppur stancamente, facendo spallucce.
BERT [camino/kilie] Sorride alla goffaggine della ragazza "Certo, certo..." acconsente, voi siete sempre in splendida forma...io sospetto perchè le malattie abbiano paura di voi, ma è solo la mia opinione...o meglio" aggiunge, stuzzicato dalle parole di lei "L'opinione di un grande amico del capocongrega degli osti, quindi non è così improbabile che io sia di casa, qui" Prende la bottiglia dalla sua sacca, e la pone in parte al fuoco, per farla scaldare, ma non troppo. si ricorda della pipa, e la agita verso l'amica "Non sentite nulla, quindi non vi dà fastidio, vero?" Ridacchia, un pò sotto l'effetto delle erbe, e accorgendosene, ride ancora di più. Si lascia cadere su di una poltrona, beato. "Questo misto da fumo è un portento...volete provare? Pare che i guaritori suggeriscano di bere e fumare smodatamente per mantenersi sani e forti!" ride ancora, un pò svanito
KILIE [ingresso] Occhieggia prima alla bottiglia, che riflette il baluginare delle fiamme, e poi all'uomo, ora beatamente sprofondato nella poltrona. Inarca un sopracciglio, sorridendo ancora, prima di accomodarsi a propria volta, senza perderlo d'occhio: "Non sento niente, fumate tranquillo" ribatte, cercando di tirare su col naso come a volergli dimostrare l'assoluta incapacità di respirare. "Durante il mio tirocinio non ho mai imparato questo assioma, ma a vedere il vostro sorriso..." indica eloquentemente il volto rilassato del giovane. "Tabacco prodigioso davvero" commenta, ingenuamente. Manco sente l'odore, la ragazza, come potrebbe immaginare...? Be', in effetti potrebbe. E infatti lo fa, ma solo un istante dopo. Si raddrizza sulla sedia. "Oh" commenta solo. "Oh!"
BERT [camino/kilie] Soddisfatto dalla risposta della ragazza, aspira con godimento dalla pipa. La stanza gira un pò in senso antiorario, come a cullarlo. "he,he! Potrebbe essere stato qualcuno dei vostri maceratori a produrlo...Laureth non passerà tutto il suo tempo a curare i malati, no? E voi? come ve la cavate in congrega?" Prende la bottiglia e ne cava il tappo. Sta per porgerlo alla dama, quando si fa tremendamente serio. "Non credo che vi offrirò di questo vino, a meno che voi non mi concediate>>
BERT [camino/kilie] >>"una gentilezza: smettetela di darmi de Voi, mi fate quasi credere di essere Lord Yeshol" trova buffa questa idiozia, e quasi ride, ma torna a fissare la dama con intensità maniacale KILIE [camino] Ripresasi dalla sorpresa, gli occhi chiari roteano per un attimo al soffito, mentre uno sbuffo divertito gonfia le guance. "Potrebbe. Ma non saprei dirvi" replica, ancor con la voce nasale e la sgradevole sensazione di avere la lingua appiccicata al palato. "Non faccio più parte della congrega" spiega, con apparente leggerezza. Scrolla le spalle, per alzare gli occhi chiari sul volto decisamente allegro del giovanotto. Un piccolo ghigno le schiude le labbra: "Ricattatore" commenta, arricciando il naso per prevenire l'ennesimo starnuto. "Sia, ti darò del tu..." concede, dopo un istante, intrecciando le mani in grembo. "Ma è chiaro che lo faccio solo per il vino!" aggiunge sorridendo. Tra il raffreddore lei e il magico tabacco lui, sembra che per una volta l'umano non la faccia mandare ai pazzi. -Bah, dovrebbe fumare di più- si ritrova a pensare. -O dovrei buscarmi il raffreddore più spesso io...?-
BERT [camino/kilie] Decide di svuotare il resto del tabacco nel camino. L'esperienza insegna che troppo "tabacco speciale" è controproducente, e al momento si sente in gran forma, meglio non approfittarne. Aggrotta la fronte mentre la dama parla della sua esclusione, ma non sottolinea la cosa con alcuna frase di circostanza. Ogni frase sarebbe fuori luogo, lo ricorda bene. "HA!" esclama invece vittorioso, al di lei cedere "Peccato che abbiate accettato fuori tempo massimo" aggiunge " e io sarò il primo a bere!" Le strizza l'occhio, giocoso. "Allora, Kilie" sottolinea con determinazione il suo nome, che per la prima volta pronuncia senza lady o milady tra i piedi "Dimmi un pò: qualche lucente fascio di muscoli fa battere il tuo cuore, in queste lande spazzate da venti gelidi?" il volto del ragazzo è imporporato, ma sono molteplici le cause: il fuoco, il fumo, il vino....e non da ultimo l'imbarazzo. Porge la bottiglia all'amica, perchè anche lei possa berne.
KILIE [camino] Prima arriccia il naso, un po' per prevenire l'ennesimo starnuto, un po' per l'ennesima burla del giovane amico. Non lo ammette, ma è divertita. Lo osserva appropriarsi della bottiglia, che ormai sarà tiepida, grata del fatto che, al contrario di tanti altri, non abbia fatto commento alcuno sul fatto che lei abbia lasciato la congrega. Quindi ride, allungando la destra per prendere la bottiglia che lui le porge. "Ma come?" favella, ancora con voce ancora ovattata, più profonda del solito. "Mi pare ovvio che sia innamorata di te" ribatte, facendogli una boccaccia, complimentandosi con se stessa per il tentativo di eludere la domanda. "Ma tu hai proprio la faccia da mascalzone, un rubacuori... sono destinata a soffrire!" conclude, con tono melodrammatico, benché il tutto venga rovinato da un poderoso starnuto che è stata incapace di trattenere.
BERT [camino/kilie] Una mano corre a coprire la bocca, ma i timidi bagliori della fila di denti forti e perfetti del ragazzo traspaiono lo stesso. Sta ridendo.Quella ragazza lo sa far ridere. Fin dal loro primo incontro sul molo, mesi addietro. tornato artificialmente serio, ribatte "Ma allora è deciso! Domattina ci si va a sposare!" Esagerato, si inginocchia ai piedi della ragazza, tra lei e il fuoco, e aprendo le braccia a croce. sta per dirle quanto gli piaccia essere adulato, che continui a coprirlo di...>>
BERT [camino/kilie] >>...muco? no, complimenti, ma kilie è detonata, sì, questo è il termine giusto, è detonata proprio verso di lui, così poco difendibile dall'attacco batterico. Un momento dopo è di nuovo in sella "Va bene che dovremo condividere lo stesso letto, ma anche le stesse malattie...non ti sembra di correre un pò troppo?" Si passa la manica della veste sul viso "Inizia a condividere il vino, poi vedremo..." dice questo senza smettere di ridere un attimo KILIE [camino] "Oh, per la Dea!" esclama lei, e il naso chiuso le fa rimbombare ogni parola nel cervello. Si colorano di rosso, le gote, già accaldate per la vicinanza alle fiamme del caminetto. "S-scusa, non sono riuscita a... cioè...! Avrei dovuto...!" Vorrebbe sprofondare per l'imbarazzo; sì sì, che la terra la inghiotta, adesso! Ma ovviamente il pavimento non si apre in una voragine per trascinarla di sotto... Ma che fa, lui? Ride? Sì, se la sta proprio ridendo. E per un attimo questo fa incendiare ancor di più le guance; ma si sa... il riso è contagioso. E prima le tremano le labbra, quindi la mandibola, ed infine anche la di lei bocca si schiude in una risata fragorosa, che probabimente quelli al piano di sopra, a riposare, chissà quanti accidenti staranno mandando! Le guance rimangono arrossate, ma l'imbarazzo è scandito dai sigulti del riso. "Spero che... sarai tu ad educare i nostri figli!" sghignazza, rischiando quasi di far cadere la bottiglia. Ma almeno questa se la risparmia.
BERT [camino/kilie] Ride. E il suono delle sue risate, caldo, argentino, si accorda a quello di Kilie, e insieme si levano a riempire il fumoso ambiente in penombra. Il fumo, il vino, il calore. Fissa la ragazza negli occhi e smette di ridere. Si fa serio. Uno strano istinto, che non riesce a identificare...all'improvviso, un pensiero -Oooh! Ma che stai facendo?- si era proteso verso l'amica, ed ora che se ne accorge, dissimula un giramento di testa. Porta la mancina alla fronte, e si rialza "Mi sa che non dovevo fumare così tanto." E' un pò preoccupato, ha molte scusanti, ma alcune sue certezze iniziano a traballare. "Cerchiamo di rimediare con il vino" si sforza di sorridere. Un sorriso un pò teso, ma sente che ricomincia a sciogliersi. Si tranquillizza -é stato solo il fumo, nient'altro-
KILIE [camino] Il riso si placa, seppur lentamente, e lasciando comunque un vago sorriso sulle labbra di lei. Qualcuno, al piano di sopra, batte ripetutamente contro il pavimento, che per loro è il soffitto, e grugniti di disappunto non tardano ad aggiungersi. "Ehm, mi sa che abbiamo disturbato..." commenta, ancora raffreddata, cercando di trattenere un altro attacco di ridarella. Notando lo strano fare del ragazzo, pur continuando a sorridere, inclina un poco il capo, come per osservarlo meglio; lui, bravo dissimulatore, finge bene e la trae in inganno. Si limita quindi a scuotere la testa, lei, con rassegnazione: "Uhm, e così i guaritori stessi...!" favella, citando le parole da lui stesso poco prima ha pronunciato. "Che vita da sposa infelice mi attende, maritata con un tale scavezzacollo" Leva la bottiglia in alto, come a voler brindare. "A...?" prosegue quindi, con un sorriso. Sì, decisamente aveva bisogno di... tutto questo.
BERT [camino/kilie] Ridacchia anche lui, complice, portando l'indice di taglio alle labbra "Shhhhh" ride ancora. Battuto sul tempo per il controllo della bottiglia, almeno risponde alla donna "Che domande, ai nostri 18 figli! Non staremo con le mani in mano, vero,moglie?" L'espressione è tutto un programma. "E quando hai finito di bere, passa, passa, che qui sembra di essere sul sabbione, tanto è riarso questo quadrato di taverna" con le braccia traccia un gesto impreciso per delimitare la sua sedia e le immediate vicinanze. Inutile dire che sia irrimediabilmente perso, anche se quasi del tutto sobrio. E' ubriaco della frizzante presenza di kilie, che lo tonifica più di mille nuotate mattutine al lago. La osserva grato, e prima di pensarci, glielo rivela "E' una magnifica serata, kilie...tanto bella quanto rara. Sei...mah,non lo so neanche io, ma ci siamo visti solo poche volte e già mi pare di conoscerti da una vita..lo so che è una frase stupida, ma è quello che sento" Le gote delragazzo sono praticamente paonazze. Solleva la mancina a riavviarsi i capelli, e lascia vagare il suo sguardo argenteo tra le voluttuose spire del fuoco
KILIE [camino] "Diciotto!" Ride, rischiando di soffocarsi con il vino appena portato alle labbra. "Si vede che per te ci sarebbe solo la parte divertente" commenta, arricciando il naso in una smorfietta irriverente. Le guance arrossate per il caminetto rischiano di arrossarsi di più per il vino. Se lo rammenta, quindi s'affretta a porgere la bottiglia. Assottiglia quindi gli occhi, trattenendo l'ennesimo starnuto, che comunque si interrompe quasi da solo al verbiare del ragazzo. "Sì, anch'io ho la stessa sensazione!" dice, come se volesse prendere parte ad una scommessa assolutamente data per vinta. "Forse perché... be', forse perché sei il primo coetaneo che incontro da un sacco di tempo. Era da una vita che non riuscivo a stare..." agita una mano, come ad agguantare le parole. "A stare così" Conclude però, senza trovare niente di meglio. "Hai contemporaneamente la straordinaria capacità di farmi uscire fuori dai gangheri e farmi divertire così tanto... sei ben strano" E strano suona come un complimento, una volta tanto.
BERT [camino/kilie] tremendamente soggiogato dall'atmosfera, non fa altro che essere d'accordo su tutto, forse in modo un pò melenso. Allunga il braccio a prendere la bottiglia che gli porge, e beve un lungo sorso. "lo Stesso vale per me. Non sopporto quella tua abitudine di non stare mai zitta! Devi sempre avere una frecciatina per punzecchiare! ma sei adorabile!" riflette poi più attentamente sulle sue parole "Come mai non hai legato con nessuno?Allora nemmeno gli spasimanti di cui ti vantavi prima erano reali"
KILIE [camino] "Non stare mai...!" sbuffa, quasi inalberandosi. A volte, quel ragazzo le faceva montare davvero il sangue alla testa! Ma subito si quieta, al concludersi complimentoso del giovane umano. "Sei tu che provochi" ribatte, senza ombra di dubbio sottoscrivendo, implicitamente, il commento di lui sulla di lei linguaccia. "E non ho mica detto di non aver legato con nessuno. Dico solo che con gli altri è..." fa roteare gli occhi al soffitto. "Diverso" conclude, gonfiando le gote. Al nominar suo degli "spasimanti", la fronte aggrotta. "Oh, lasciamo stare quest'argomento" sbuffa, nasalmente. Il pensiero non può che correre a Darik, per un momento. No, non vuole pensarci; i sensi di colpa ancora la tormentano. "Parliamo delle tue corteggiatrici, piuttosto. Scommetto che hai un sacco di successo, con quel bel faccino..." commenta, abbozzando un sorrisetto provocatorio.
BERT [camino/kilie] Sorride maligno "Già, è vero. Adoro farti perdere le staffe!" poggia la bottiglia a terra, tra le due poltrone. all'aggiunta di lei, si accende una luce poco raccomandabile negli occhi del ragazzo. "modestamente...faccio strage di cuori...è divertentissimo. Non quanto litigare con te, ma quasi. Guarda" Sposta il suo peso in avanti, verso di lei, la faccia seria, quasi scura, terribilmente magnetico. Il volto a poca distanza da quello della ragazza, tanto che può avvertire il suo profumo,e si lascia andare in un sorriso tenero, indifeso, da cucciolo smarrito, il suo collaudato sorriso da conquista. Sussurra "A questo punto la ragazza mi bacia" ridacchia, tornato vagamente maligno, e rimettendosi seduto comodamente " E puntualmente viene rifiutata! ti assicuro che è il 'metodo Ufficiale di Brigham' per liberarsi delle donne moleste!" termina con uno schiocco sonoro della lingua sul palato, gustandosi la propria piccolezza e cattiveria gratuita
KILIE [camino] Quel presuntuosetto...! Di certo sa come far girare la testa alle ragazze, riflette, con una nota di stizza nel pensiero stesso; stizzita perché, accidenti a lui!, il cosiddetto "metodo Ufficiale di Brigham" è davvero efficace e per un attimo, davvero... La ragazza arriccia il naso, stirando le labbra. Ma no, ma no, quante sciocchezze! E' il vino a farle sentire leggera la testa, il fuoco a farle provare tanto calor e... il raffreddore, certo!, il raffreddore ad annebbiarle la ragione. Ma non gli darà questa soddisfazione, nossignore. Abbozzando il miglior sorrisetto sfacciato del repertorio (non certo ampio come quello del ragazzo) ne imita apertamente la postura: "Oh, ma certo. Seduttore collaudato, sciupafemmine impenitente. Dovresti fare domanda alla gilda dei teatranti, lo sai?" commenta, cercando di alleggerirsi l'atmosfera. "Allora sì che avresti di che affrontare orde di ammiratrici inferocite! E rose, e bigliettini, e dichiarazioni... il fardello dei belli"
BERT [camino/kilie] Non s'aspetta che la malatissima amica si produca in un pantomima, e infatti la prende sul serio, senza immaginare che lei lo faccia solo per scacciare la stessa sensazione che ha provato lui per primo "Forse non mi sono spiegato: io non conquisto per il piacere di far soffrire le donne. sono loro che equivocano il mio modo di fare. ma cosa ci vuoi fare, d'altronde lo dici anche tu, ho un faccino che non perdona!" recupera la bottiglia e la guarda controluce. "Mmh...manca solo un sorso...e io non permetterò che tu dica che sia un bruto se lo bevo io , o che sono un inguaribile mandrillo se te lo offro." la guarda fisso negli occhi, che balenano di arguzia "Ce lo giochiamo. Una sfida." lascia che le sue parole facciano effetto, prima di procedere "decidi tu modo e regole, ma ricorda di aver di fronte un avversario formidabile!" sornione, aspetta di vedere cosa farà ora l'imprevedibile ragazza
KILIE "Loro che equivocano il tuo modo di fare?" ripete, strascinando appena le parole. "Che scusa meravigliosa" favella, quindi, esibendosi in un inchino volutamente plateale. Sogghigna, quasi non prendendolo sul serio, quindi alza gli occhi chiari, appena appannati dal raffreddore e dal vino, incrociando così quelli del ragazzo. Di nuovo quella sensazione...! Arriccia le labbra, ricacciandola con ostinazione. "Una sfida? Cielo, mai duellato per un sorso di vino..." commenta, parendo pensierosa per un attimo. "Ti sfiderei a braccio di ferro, se non rischiassi di crollare sul pavimento da un momento all'altro..." favella, quindi, arricciando appena il naso. Non si sente molto bene; un po' la stanchezza, un po' il vino... Tira su col naso. "Ti sei beccato in faccia il mio muco, meriti un risarcimento" mugugna quindi, abbozzando un sorrisetto. "Ti basta l'ultimo sorso di vino, come pagamento del danno?"
BERT [camino/kilie] Come se guidato da una volontà aliena, sente la sua voce rispondere, senza essere lui ad articolare pensiero, si alza, e si avvicina alla ragazza "Preferirei che tu non ti arrendessi solo a questo stupido gioco..." nella sua mente ripete -O dea, o dea, o dea...- E' totalmente fuori controllo, non sa cosa stia succedendo...lui è sempre stato di altro orientamento, le dame non le ha mai guardate, nonostante fosse successo spesso il contrario. eppure è lì. Occhi negli occhi con kilie. Di nuovo il suo viso a poca distanza da quello di lei. di nuovo il suo profumo lo inebria. Non vi è che istinto a muoverlo, la ragione ha capitolato.
BERT [camino/kilie] - //GdR STOP. La role riprenderà in un altro momento
la role è stata ripresa. manca però la prima parte del secondo tempo.
Riassunto di ciò che manca: Al tentativo serio di Brigh di baciarla, kilie improvvisamente si volta e starnutisce. Lui si trova i capelli di lei in faccia, indietreggia e si alza, balbettando scuse. tiene gli occhi bassi, il volto in oscurità, con i capelli che coprono buona parte del viso. Lei pure si alza, e anche lei si fissa le scarpe, dicendo che non è stato nulla. Tormentato, l'unica cosa che vede di kilie sono le mani. Gliele stringe nelle sue e la tira verso di sè. lei lascia fare. Gioco sul pensa/dice: lei pensa "fallo" ma non sa se lo ha detto, lui dice "così calda" ma crede di averlo pensato, mentre le passa l'indice sulla guancia. Si guardano negli occhi, pozzi bui fragili e dolorosi e riconoscono la stessa pulsione e la stessa, pervicace opposizione. La solida corporeità dei loro corpi di ventenni non lascia spazio alla ragione. Le labbra di lui aderiscono a quelle di lei, ed entrambi vorticano verso una dimensione nuova e selvaggia. KILIE [caminetto] >>>abbandonano il volto del ragazzo, in cui le sembra di vedere riflesse le proprie incertezze, il proprio spavento. Ed è questo, addirittura più del tocco gentile, a rassicurarla. E' strano ed irrazionale, ma quell'espressione... non fa in tempo ad osservarla oltre. Si ritrova improvvisamente le labbra del giovane premute contro le proprie, mozzando quel poco di respiro che le era rimasto intrappolato in bocca; ma chi lo voleva, quel fiato? E tutti quei pensieri, che scivolano via come aria calda? Silenzio, silenzio, silenzio se non il frastuono del dubbio e del desiderio che si traducono in una corsa folle del cuore all'altezza delle orecchie. Con la mano ora libera afferra la prima cosa di lui che trova a portata di mano, la stoffa della giubba, stringendo senza neppure capirne il motivo.
BERT [camino/kilie] Se anche il Cielo avesse deciso di crollare, se anche la Terra avesse cominciato a franare, se infine il mare stesse distruggendo ogni cosa con ira selvaggia e implacabile, Brigham non ne sentirebbe il boato, non ne avvertirebbe l'incedere terribile e definitivo. Pulsano i suoi timpani al ritmo di un vorticoso e sconvolgente bacio. L'armatura spessa e confortevole che si è costruito negli anni, la sua esistenza fatta di tanta allegria di facciata e tanto vuoto dentro crolla, insieme a una delle sue poche certezze. -Non dovrei sentire nulla...invece...- invece si espande, percorre miglia in frazioni di secondo, passato, futuro, quel tremendo presente, si mescolano e trasfondono gli uni nell'altro. AMORE. Può già definirsi tale? Può non essere definito tale? certo non solo amicizia, o, peggio, indifferenza. Contiene la passione travolgente che sente salire in modo incontrollabile, e, riluttante, comincia a ritirarsi da quel bacio, tenendo prigioniero ancora per qualche momento il labbro inferiore di lei, per poi rilasciarlo, e vederlo tornare mollemente al suo posto. La guarda un istante, stolido. Quindi sorride. Un sorriso caldo, timoroso, vergognoso. Un sorriso che generalmente sfodera quando è in imbarazzo e cerca di disarmare con la propria semplicità l'interlocutore, ma ora mille volte più serio.
KILIE [caminetto] Può dimenticarsi una persona di aver il raffreddore? Eppure i brividi febbricitanti non possono aver deciso di punto in bianco di abbandonare le membra, no? Così come il naso chiuso, il mal di gola, le ossa doloranti; eppure. Per un momento (un minuto, un'ora, un giorno) non c'era altro, nel corpo d'ella, che emozionato rimescolio di viscere, frenetico pulsare del muscolo cardiaco, lieve ronzare delle orecchie. Così, quando la pressione s'allenta, quando il bacio si interrompe, tutti i sintomi le precipitano addosso in una volta sola, come strillando: "ehi, ma come hai potuto dimenticarci?!". E' tutto come prima: stesso naso chiuso, stessa fronte bollente, stessi leggeri brividi e stesso dolore alle ossa... è quel sorriso che stona con il tutto. Sì, insomma, una persona malata non dovrebbe sorridere COSI', o no? Eppure è proprio un sorriso quello che le distende le labbra. All'inizio, no, si è limitata ad aprire gli occhi che non si era accorta di aver chiuso, come a volersi accertare del dove-come-quando. Solo dopo, incrociando gli occhi altrui quasi per sbaglio, ha sorriso. Timidamente, all'inizio. Quasi a voler dire: "be', che hai da guardare?", per difendersi da qualcosa che non si aspettava di sentire... Poi più spontaneamente, come quando poco prima era stata trascinata nelle risate più sguiate. Ancora gli stringe la giubba, come un bambino sorpreso con l'intero braccio nel barattolo dei biscotti.
BERT [camino/kilie] Corruga un poco la fronte, valutando la possibilità di aprir bocca...il momento è complicato, e ogni parola va pesata attentamente "Beh, se non ci riesco così a prendermi il raffreddore, non so proprio cosa potrei fare di più" -Bravo! Complimenti! Non un "come stai?", oppure un "sei bellissima" no accidentaccio a questo mio essere così scemo...- Forse qualche lampo balugina dalle iridi del ragazzo, che repentino aggiunge, con voce più calda "Come va...intendo dire...tutto bene?" il suo sguardo è tra l'interrogativo e il preoccupato. La costante è la tenerezza. Un imbranato.
KILIE [caminetto] Sorride grata, nel solo momento in cui vede le labbra di lui schiudersi per parlare; lei non avrebbe saputo cominciare. L'espressione subito si tramuta, nel sentire poi quello che effettivamente rotola fuori dalla sua bocca... Gli scocca un'occhiata di falsa esasperazione, sollevata nel contempo. Probabilmente, se avesse detto altro, non sarebbe riuscita a sciogliere, almeno un poco, quel nodo di nervi che le stava facendo letteralmente perdere calore in tutto il corpo. "Ti ho starnutito in faccia, inondandoti di muco..." gli rammenta, seppure con una punta di imbarazzo. Certo, è veramente qualcosa di surreale da dire dopo un bacio ma... è l'unico modo che ha per fargli capire che... che? La domanda di lui giunge pronta a levarla di impiccio. "S-sì, bene."s'affretta a replicare, accorgendosi di stare ancora stringendo la stoffa. Incerta se lasciare la presa o meno, si limita ad arrossire, cercando come una disperata le parole giuste. O anche quelle sbagliate, purché parole! "E'... stato... bello" conclude quindi, abbassando la voce ad ogni parola per finire quindi in una specie di bisbiglio nasale e confuso. Il colore dei capelli non deve ora differenziare troppo da quello delle gote. Lascia andare la tunica altrui, pur nell'indecisione sul come muoversi.
BERT [camino/kilie] Deglutisce, e si accorge di avvertire sulle labbra ancora il suo sapore. Vorrebbe sorridere alle prime sue parole "Il secondo starnuto mi è piaciuto molto più del primo" scherza dolcemente. Cerca di interpretare lo stato d'animo della donna, seppur per lui, che mai s'è posto il problema, la psicologia delle "femmine" sia un mistero, rimasto fermo al momento in cui le "femmine sono qualcosa di odioso" ai tempi della sua prima cotta per un amico di allora. "Basta. Non dire nulla. Io non so che giorno sarà do-domani. Se un buon giorno o un giorno o-orribile. S-So che sto bene, adesso. E so c-che domani verrà. E che a domani dobbiamo arr-arrivare entrambi. Vogliamo arrivarci insieme?" Incerto pronuncia queste poche parole, sorprendendosi di balbettare, cosa che non faceva più dall'infanzia. Tuttavia sono chiare e serene le iridi che fissa in quelle di lei,se lo sta guardando, o che in ogni caso cercano il suo sguardo.
KILIE [caminetto] Prende un respiro. Due. Crepi l'avarizia! anche il terzo giunge a riempirle i polmoni. Lui. Proprio lui. Quel ragazzetto sfrontato, dalla linguaccia velenosa e dallo scherzetto facile; oh, sì, proprio lui. Le viene da ridere. Oh, non per prendersi gioco di lui né per un'improvvisa crisi isterica; no, è ben diverso. Vuole ridere e basta. Ma lo fa silenziosamente, con gli occhi, che ora sostengono lo sguardo altrui. E' strano non avere l'ombra di Desios nel cuore, cacciata chissà dove ora per non ottenebrarle il sorriso. E' strano, meraviglioso e spaventoso insieme. Si sente svuotata e traboccante allo stesso momento ed ha una gran, gran voglia di starnutire. Ma questa volta si trattiene. "Va bene" dice. E lo dice d'impulso, senza pensarci neppure un secondo di troppo. Pur sempre un sussurro, ma un sussurro stranamente spontaneo per quello spirito che si è sempre negato agli altri. Sciocca? Non saperlo la spaventaì ma c'è anche quell'altra parte. Un parte che adesso prevale.
BERT [caminetto>scale] >>Fessurizza le iridi. trema da capo a piedi e non sa ancora se è terrore o felicità che lo fa stare così. Deglutisce di nuovo, e prende la mano di lei nella sua. "Andiamo" le sussurra, e si dirige verso le scale che portano al piano superiore. Di tanto in tanto riporta le iridi su di lei, per convincersi che sia vero, che sta accadendo sul serio. sale le scale, e insieme scompaiono nell'ombra avvolgente e privata delle stanze della taverna.Da ora in poi solo congetture possono essere fatte. Il misterioso intreccio della notte non va assolutamente dipanato, o la malia evanescente si dissolve. Li vediamo salire. E poi più nulla. Brunilda e Busgnappa. MERAVIGLIOSABrunilda la taverna e Busgnappa
LEZAH [bancone/seduto] L'umano rotea gli occhi scuri, facendo poi schioccare rumorosamente la lingua contro il palato: -Ma lo era, un complimento, senza verun dubbio!- chioccia, affabile, sfoderando un suadente sorrisetto sfacciato ed agitando la mano che stringe ancora la bottiglia, facendone gorgogliare il contenuto. Gli occhi tuttavia non perdono di vista l'arma che ella sembra aver deciso di non rinfoderare, per ora, evidentemente ben consapevole dell'effetto persuasivo ed aggiogatore che ha quella --->
LEZAH [bancone/seduto] --->vista sugli umani nervi: un sorrisetto arriccia le labbra, mentre percepisce il tepore del contatto altrui attraverso la stoffa e un breve brivido stuzzica la nuca. -Uhm, sì, anche se preferisco non toccarle se non ve ne sono costretto- risponde quindi, prendendo un piccolo respiro. -Complicano solo le cose- ANDERS dopo aver a lungo camminato arriva alla porta dell'ostello e bussa per entrare BRUNILDA [sentiero>ingresso] - Come può un passo essere sghembo e deciso allo stesso tempo? Come riesce una cenciosa vagabonda ad essere rapida e quasi agile, limitata com'è dalle tare fisiche che si porta dietro e fasciata alla bell'è meglio da un abito costituito da infiniti ritagli di stoffa multicolore? Ebbene, chiunque veda Brunilda di Monte Puzzone dirigersi alla taverna, può averne un'idea.Le labbra serrate in un'espressione di intenta, maniacale decisione. Alle volte gira il lurido collo a sbirciare ,bieca e torva--> BRUNILDA [ingresso] --> se ci sia qualcuno a cui chiedere. Ormai si è persa per le vie di quell'isola maledetta. E sì che le avevano detto dovesse esserci un ostello, e dove c'è un ostello... Scorge una figura a pochi passi da lei che bussa ad un portone, e poco sopra la sua testa legge l'insegna di un ostello "Spustatevi!" bercia, con la sua voce gutturale che pare quella di un accanito fumatore "Duvebbi entrare nello ustello, e vui siete impedimentuso" gli sbava contro, acida. NIHAL [Bancone] Del dir dell'uomo non vien persa nemmeno una sillaba...una dimanda che sembrava esser buttata lì per caso quella della mezzosangue, ma che in realtà riguardava un possibile futuro molto prossimo dello straniero. Un mugolio soddisfatto nell'aver ottenuto ciò che voleva sapere, indi il pugnale va riponendo nel fodero alla cintola. "Sono d'accordo con voi...mi son bastati i mesi come Lama Danzante, per instaurar un rapporto con le armi molto più stretto di quanto avrei voluto..." discorso che >>> NIHAL [Bancone] >>> sembra cader su quelle stesse favelle, mentre ora l'udito vien attirato da un bussar alla porta. Volge le spalle all'uomo, ma solo per posar la schiena alla parte di bancone che v'era fra le gambe di lui, indi su queste posar le braccia, nemmeno che fosse seduta s'una poltrona. "Bussare alla porta d'un ostello? Spera forse che qualcuno vada ad aprirgli o non sa abbassar la maniglia d'un uscio che è sempre aperto e spingerlo, pren entrare?" borbotta, nell'osservar scettica la porta ancora >>> NIHAL [Bancone] >>> chiusa...la voce che poi sente provenir da dietro quella, la fa invece ammutolire in un istante...ora aveva paura di vedere chi dietro quell'uscio s'apprestava ad entrare. LEZAH [bancone/seduto] Impercettibilmente più rilassato nel veder scomparire l'arma dal proprio campo visivo, l'umano palesa un'espressione incuriosita ai brani di informazioni personali che la mezza scuce dalle labbra: infinitesimali e di cui non chiede approfondimento. Come un collezionista di conchiglie, si limita a raccogliere ciò che trova: una domanda di troppo e potrebbe essere costretto a rivedere quella dannata lama forse anche più vicino di quanto gli piacerebbe. Come la mezza, alza lo sguardo sulla ---> LEZAH [bancone/seduto] --->porta d'ingresso, con cipiglio tra il perplesso e il divertito: e forse sorride un po' anche per l'atteggiarsi della mezza, che gli si accomoda tra le gambe evidentemente avendolo scambiato per un trono, o qualcosa del genere. -Be', comoda, eh?- sogghigna, scuotendo la testa ma senza scostarsi. Fa per aggiungere qualcosa, protendendosi un poco verso d'ella, ma altri rumori provenienti dall'esterno, un berciare confuso, attraggono la sua attenzione. -Ma che diavolo succede, là fuori?- ride. BRUNILDA [ingresso>sala] Le sue parole sembrano aver effetto, perchè il messere si ritira impaurito, e la babbiona può avanzare decisa verso l'uscio lasciato finalmente libero. Allunga la sua rapace mano venosa fino al pomolo, e nel farlo, le falde del multiabito si smuovono, lasciando che un acre puzzo ne fuoriesca. Con uno scatto della mancina gira il pomello, e spinge la lignea verso l'interno. Un passo dopo l'altro, con l'andatura gobba e guardinga d'un gibbone, la vecchia entra e richiude la porta.--> BRUNILDA [ingresso>sala] -->strizzando gli occhi miopi, osserva la taverna, senza per ora avvedersi dei due al bancone "Mozzafiatoso..." biascica, contenta per una volta di trovarsi dove anche l'aria sia profumata di cibo. Il suo stomaco gorgoglia, e i di lei oculi appannati corrono al bancone, cercando qualche avanzo, e scorgendo invece una massa informe "E Vui? Cusa duvrebbi essere? Un omo braccioluto?" schernisce il ser, credendo di vedere un uomo con 4 braccia. Molto peggio, quando vedrà la donna. Ahilei. TURAMARTH [ingesso>bancone] Una porta aperta....sta per entrare ma subito si richiude quasi colpendolo in viso. Farfuglia in maniera grottesca, poi apre la porta e nota un umana responsabile di quel casuale gesto e altra gente poco distante. Saluta tutti con un cenno della mancina poi va a sedersi al bancone affianco all'umano NIHAL [Bancone] Alza il capo quel tanto che basta per ritrovar nella visuale il mortal viso ed a questo rivolge un divertito ghigno, annuendo poi nel ritornar a fissar innanzi. "Certamente sto più comoda io di voi." ridacchia, ancor non intenzionata a liberar l'altro dall'ingombro. Le labbia si schiuderebbero, per proferir altro, ma sì com'era successo per l'umano poco prima, le parole non sembrano voler uscire, bloccate dalla visione così orripilante che le si presenta innanzi da dover necessariamente >>> NIHAL [Bancone] >>> essere irreale. No...per una sfortunata volta non era la sua fantasia a giocarle qualche brutto scherzo. "E vui?" ribatte ora, imitando il bizzarro accento della neogiunta. "Che avete fatto di così offensivo alla Dea perchè vi riduca in un simil stato, per giunta privandovi dell'olfatto?" continua, senza risparmiarsi una smorfia sul volto palesemente disgustata dall'olezzo che l'altra emanava. Per il momento ancor non s'avvede d'un nuovo presente, troppo presa dalla curiosa megera. LEZAH [bancone/seduto] Gli occhi del giovane umano si sgranano dalla sorpresa: s'aspettava un chiassoso mezz'orco, per giustificare il berciare che aveva udito provenire dall'esterno, ed invece è una claudicante parirazza a fare il proprio ingresso nella taverna. Ma che parirazza! Sembrerebbe piuttosto essere una mezzosangue, immondo incrocio fra un goblin ed un malaugurato umano finito tra le sue libidinose grinfie! E che puzza...! Si porta rapidamente la destra al volto, premendo il dorso della mano sotto il---> LEZAH [bancone/seduto] --->naso aquilino e boccheggiando per un istante contro la stoffa: non si preoccupa di apparire ineducato, l'intensità dell'odore è tale da annebbiare il resto. Irrigidisce le gambe ai fianchi della mezza, aggrottando la fronte: -Braccioluto? Non più di voi... signora- bofonchia, agitando la manca ancora occupata dalla bottiglia. BRUNILDA [sala] Starebbe ancora per chiedergli se anche di gambe ne abbia 4, quando una voce femminile riporta alla normalità la situazione che pareva esser prodigiosa. Una donna. Appoggiata sulle cosce del messere. Un atteggiamento tanto intimo e promiscuo a Brunilda fa sempre sembrare il mondo più brutto e lurido del solito. Già perchè giorni allegri non ne vive da decadi, ormai. Senza rispondere all'affondo della conturbante mezza, la indica con il dito ossuto e dall'unghia giallastra>> BRUNILDA [sala] -->"Vui mi ricurdate Lucrezia Occhiofulle." allarga le dita della mano usata per indicarla, facendo altrettanto con la destra, e fissando il giovanotto con gli occhi sgranati e spiritati "Murì giovane e bella. E il suo budellu lo usabbi per far codesta cinta" le fosche iridi tornano sulla mezzelfa, ciondolando il capo. TURAMARTH [bancone] Un odore nauseabondo lo fece girare di scatto, così vide in volto un umana davvero curiosa per usare un eufemismo. Colpito da quel siparietto che stava creando con un umano ed una mezza ordinò una birra ed osservò la scena con un sorriso al seguito NIHAL [Bancone] Ah...il pensiero non può far a meno di correre a KA, in quel momento...se fosse stato presente all'Ostello di certo sarebbe stato preda d'un attacco d'isterismo acuto. Fa l'errore di lasciarsi sfuggir una risata e subito la mancina vien portata a coprir labbra e naso, per proteggerle da quell'aere degna d'esser pubblicizzata dal folletto dei porfumi per orchi, se invero ve ne fosse stato uno, come il prodotto più innovativo ed efficace del secolo. "Lucrezia Occhiodiche?" biascica da sotto >>> NIHAL [Bancone/Sala] >>> il palmo della mano. "Per la Dea, Lezah...rifilale qualcuno dei tuoi sacchetti profumati...anche gratis!" inutile...non potea formular niun pensiero che avesse anche sol l'apparenza d'essere coerente...s'allontana indi dal bancone di qualche passo, arretrando sena smetter di fissar con occhi sgranati la puzzona. LEZAH [bancone/seduto] -Occhifulle- risponde meccanicamente all'incertezza della mezza, senza distogliere lo sguardo dall'ingobbita e ritorta vecchia, incantato dal suo aspetto orripilante quasi fosse stata meravigliosa: la sua bruttezza è tale da essere quasi ipnotizzante. -La cinta?- biascica, occhieggiando immediatamente alle vesti cenciose della donna e pentendosene immediatamente, sentendo ribollire una nuova ondata di disgusto nelle viscere. -Ci credo che puzziate come carne marcita!- Libero dalla presenza---> LEZAH [bancone/seduto] --->della mezza tra le gambe, salta giù dal bancone, abbandonando la bottiglia sul ripiano e tastandosi freneticamente con la mano libera nelle tasche: -Ah, mica lo do a lei- ribatte, rivolto all'ibrida, sfilandosi un sacchettino di stoffa dalla giubba e premendoselo rapidamente sotto il naso. Ispira profondamente, beandosi dell'intenso odore di spezie che per un istante copre quello della vecchia. LUTHAR [vie->ostello] Tutta quella strada per una commissione... colui che gliel'aveva chiesta gli dovea senza ombra di dubbio un enorme favore. Si trovava indi nell'isola l'umano, in quella serena primaveril serata, a camminar per le vie del Regno. Ancora non sapeva se sarebbe tornato in sede nella serata, o il giorno successivo.. ad ogni modo, trovandosi a passar dinanzi all'ostello, decide di entrarvi. Spinta ch'ebbe la lignea, subito lo raggiunge un terribil olezzo, inizialmente di dubbia provenienza.>> LUTHAR [vie->ostello] >>Interrogandosi su come venivan mantenute le taverne in tal luogo, tenta di raggiungere un vicino sgabello, per poi accomodarsi su di esso. BRUNILDA [Sala>Ninhal] Gli occhi della vecchia baluginano di soddisfazione nel vedere che quel laoocontico ammasso di carni si sia sciolto, infine. Ruota il collo verso l'elfo al bancone, e i presenti possono vedere che una ragnatela di linee nere di antichissima sporcizia segnano le rughe della donna "Nun bevete! Avvelenerrima!" lo avverte, sperando che lui smetta di bere, e il boccale passi a lei per successione. Poi torna sulla coppia "Puzzeggio?" chiede, agitando le vesti per odorar se fosse vera---> BRUNILDA [Sala>Ninhal] --->tale ignominia. Improvvisamente ricorda un dettaglio "Ah! ma devebbe essere lu scoiattulo!" esclama, garrula, e quel taglio informe che ha sul volto, e che pochi avrebbero il coraggio di definire bocca, si tende in un ghigno allegro, e appaiono i suoi denti. Giallastri faraglioni, corrosi da un mare di acido. Infila il braccio ossuto sotto le pezze, e tira fuori un oggetto irriconoscibile. Una sorta di palla polverosa, con una lunga corda rosata ad una estremità---> BRUNILDA [Sala>Ninhal] --->Fa qualche passo verso la mezza, che chiaramente ha attirato la sua attenzione, rispondendole a tono "Presentebbi Busgnappo! E' uno animalu molto docilerrimu! Accarezzebbi! Nun mordeggia, sapesse?" gracchia contenta, la cenciosa vecchia. NIHAL [Bancone/Sala] Si illumina al vegger il sacchetto che l'uomo estrae e frenetica si tasta gli abiti per trovar quello ch'era rimasto della sua...troppo presto giunge la consapevolezza che non v'erano tasche su quell'abito e che la miracolosa spezia era ancor su in camera, posata su quel maledetto tavolino...l'avea pure vista, prima di scendere! Disperata occhiata volge al mortale, prima di far un altro balzo ancora, per metter più distanza tra lei e la vecchia, andando nascondersi praticamente dietro l'altro.>> NIHAL [Sala] >>>Un altro avventore giunge nella taverna e nella mente dell'ibrida balena una frase sentita chissà quando, chissà dove...°Lasciate ogni speranza voi che entrate°. "Scappate!" urlerebbe, senza nemmeno aver ancora visto in volto il neogiunto, quando una nuova deliziosa zaffata maleodorante le blocca il fiato. Quant'era ancor lontana la fine? Poco...molto poco...diversi coloriti si susseguirebbero sul volto della mezzosangue, prima che un delizioso bianco cencio andasse ad illuminar quel >>> NIHAL [Sala] >>> sorriso che or si sforza di volger all'altra. "Busgnappo..." ripete stranita...or pareva gioconda. TURAMARTH [bancone] Scoppiò a ridere...difficile trattenersi da una umana così simpatica....o era solo brillà? Ignorando le sue parole continuò a bere, appoggiò i gomiti ai banconi tenendo bene aperti i pettorali nella direzione di quel teatrino.L'odore riusciva a sopportarlo: in fondo pensò che i corpi putrefatti degli Elfi Oscuri ai quali dovette assistere erano ben peggiori. Indi si meravigliò della reazione così appariscente dei compagni di loco, ma non poteva biasimarli riguardo le loro risa. LEZAH [sala] La gola dell'uomo si chiude, contraendosi in un conato di vomito che trattiene a fatica: il sacchetto profumato viene convulsamente premuto contro le narici, che s'abbeverano avide dell'odore di lavanda. Ma c'è poco da fare: più s'agita, la vecchia, più la puzza delle sue carni e delle sue vesti s'intensifica, facendo apparire il sacchetto del giovanotto uno scudo terribilmente fragile. Ma almeno ha un appiglio a cui aggrapparsi: con la coda dell'occhio nota che la mezza, poco distante, non--> LEZAH [sala] -->è altrettanto fortunata. Aggrotta la fronte, facendo saettare lo sguardo ora sulla pari, ora sull'ibrida che par ormai alla deriva. Un rantolio disgustato graffia la gola: -Oh per la Dea, e quello che diavolo...?!- biascica, orripilato, arretrando di un passo. -Quello non è uno scoiattolo- Scuote la testa con decisione. -Non può essere uno... bleah!- LUTHAR [ostello[tavolo]] Lieve giramento di testa lo coglie appena prima di giunger allo sgabello. Fortunatamente riesce a sedersi, deinde, dopo qualche secondo, forse assuefatto, o forse graziato dalla distanza che lo separava dalla fonte dell'odore, si riprende, e lo sguardo alza ad osservar la scena. Facile indovinar quale soggetto attira la sua attenzione per primo... senza soffermarsi sull'aspetto fisico, che richiedeva più tempo per una sippur approssimativa analisi, l'umano vien colpito dal linguaggio del>> LUTHAR [ostello[tavolo]] >>suddetto soggetto. Nuragico e sgrammaticato idioma pareva, dalle desinenze insulari, si direbbe. Stava seguendo le sue movenze, quando un'altra presente, dall'agili movenze, parrebbe urlare contro di lui una dantesca citazione. Viso a lui noto però avea quest'ultima...in normali circostanze avrebbe ricordato meglio, ma ora, leggiermente stordito com'era, tale operazione avrebbe richiesto più tempo. Nulla verbia per ora, oltre all'interrogativi, v'erano le prossime >> LUTHAR [ostello[tavolo]] >>movenze di Busgnappo ad impegnar l'attenzione BRUNILDA "Su, su, giocheggia con la signura" incita il povero animaletto semimummificato, agitandolo impietosamente. Dal roditore morto si spande una nuvola di polvere, e cascano a terra alcuni ciuffi di pelo stinto , insieme ad alcuni ossicini tintinnanti. "Nun capiscu" favella la vegliarda, scuotendo il capo e grattandosi un vistoso porro con la mano libera " Di solitu è giocheggioso assai">> BRUNILDA [sala-Ninhal] --->"Furse...furse è che anche a lui parete Lucrezia Occhiufolle! Nun esserebbi altra pussibilità. Siete spiaccicatissima a colei" conclude, cupa. NIHAL [Stanza] No, decisamente è troppo...ormai avea perso la facoltà d'intendere e di volere...il far di quella vecchia le ricordava tanto una mezzorca conosciuta tempo addietro. "La 3...la camera numero tre..." parole sconnesse che le saltan in testa e libera senza nemmeno pensarci. L'iridi vuote sembran non veder più nulla e la mezza si rigira su se stessa, che fosse intento di tornar verso le scale per salvarsi, il suo? Ah...qualsiasi fosse stato, era troppo tardi per realizzarlo. Il movimento del fu >>> NIHAL [Stanza] >>> animaletto è la goccia che fa traboccar il vaso...volge l'iridi al cielo, o meglio, al soffitto, la mezzosangue e chi fosse stato ancor nel loco, l'avrebbe vista afflosciarsi in terra come un sacco dal quale avean tolto ogni cosa. E sarebbe rimasta lì svenuta, sino al giorno dopo, se una qualche buona anima non l'avesse portata via...era nelle mani del Fato, che quella sera non sembrava esser amante del profumo. TURAMARTH [bancone>fuori] Fa oscillare il bicchiere, poi appoggia il capo sulla man destra che fa perno sul tavolo. E' quasi estasiato da un personaggio così singolare, e non verba parola per non disturbare quel suo modus operandi. Poi la mezza di improvviso sviene, cossìcchè l'elfo riattiva le sinapsi, prende in braccio il corpo della mezza e la porta via in freatta da quel loco. Appena fuori la fa stendere vicino ad un muro in maniera delicata e con piccoli buffetti cerca di farla rivenire LEZAH [sala] -Ma altro che gioche... che giocoso!- sbraita l'umano, additando la cenciosa vecchia con la mano libera, tenendo ben salda l'altra, stretta convulsamente sul sacchettino profumato, premuta sotto il naso. -E' morto, dannazione, smettete di... che schifo!- Arretra di un passo, osservando orripilato la polvere e il pelo cadere pietosamente dal corpo inanimato dell'animale. Fa per aggiungere altro, quando il tonfo proveniente dalla direzione nella quale prima si trovava la mezz'elfa lo fa ---> LEZAH [sala] ---> voltare, scoprendola priva di sensi. -Nihal!- la chiama, terrificato, protendendosi verso la ragazza. Ma l'elfo sconosciuto, che manco aveva notato nella concitazione, è più svelto di lui: fin troppo svelto, nota con una punta di irritazione. -Portatela nella stanza di sopra- gli dice, indicando le scale, decidendo rapidamente di sfruttare il "buon cuore" del silvano per evitarsi di portare a spalla la mezza nella stanza. Non perde d'occhio la pari, ancora sconcertato.
LUTHAR [ostello[tavolo]] Aggrotta le sopracciglia, guardando quella che pareva una parirazza accanirsi contro ciò ch'ella chiamava Busgnappo. Pareva che quest'ultimo stesse avendo la peggio, quando invece la mezzelfa, il cui ricordo stava giungendo alla mente, sviene, nel tentativo di lasciare la sala per giunger alle scale. Giunge poi un presente a soccorrerla, che tenta, sembrerebbe invano, adi rianimarla. Come suggerito dall'umano, andava condotta nella sua stanza. S'avvicina indi a Turamarth, verbiando solamente>> LUTHAR [ostello] >>"Ce la fate a portarla su da solo?", rendendosi implicitamente disponibile ad un aiuto, qualora ne necessitasse BRUNILDA [sala>bancone] Vedendo cadere a terra senza sensi la mezza, la vecchia non riesce a trattenere una risata acida, e rinfodera l'arma impropria. Si concede poi una smorfia schifata, e avanza verso il ragazzo che al suo ingresso era avvinghiato alla svenuta, fino a un passo da lui. "Dite che tre fialette odorose sono troppe, messere?" chioccia civettuola e ridanciana, ma sottovoce.Sa che le orecchie puntute dell'elfo potrebbero sentirla, ma fortunatamente è l'unico lontano, adesso---> RIL [Esterno] - Passi lenti e silenziosi lungo uno dei tanti sentieri di Gondlaìn. Leggera si muove la mezza nascosta dentro un manto dai colori cupi. L'ostello è la sua meta. Luogo vicino, fortunatamente. Vede le luci e il gran movimento che sembra esserci. Cose che, in parte, la infastidiscono. Timida, troppo, tanto da trovarsi estremamente a disagio tra la gente. Continua il suo avanzare, lenta, pacata. BRUNILDA [sala] --->La voce resta la stessa, gutturale e arrochita,ma il lampo furbesco nei suoi occhi e sul suo volto, per un momento espressivo e vivace, tradiscono la messinscena giocata finora."A un amico comune non sta simpatica la mezza" Lesta la vecchia torna nel personaggio "Poverrimo Busgnappa! Mortificheggio! Nun lo farebbi più" giura, spudoratamente plateale all'umano. TURAMARTH [fuori>sala>scale] Lesto l'elfo con orecchio accorto, sente in lontanaza le parole dell'umano che stava accanto alla mezza e fa un cenno verticale con il capo. Riprende dunque con facilità il corpo caricandoselo con delicatezza sulle braccia e segue il percorso indicatogli. Alle parole dell'altro umano verba veloce "Non vi preoccupate messere ci mancherebbe se non sapessi nemmeno portare il corpo di una donzella. Vi ringrazio comunque" Gli sorrise, poi l'attimo dopo è già sulle scale LEZAH [sala] L'umano tiene d'occhio i due, il pari e il silvano, che si occupano prontamente del soccorso all'ibrida: sbuffa contro la stoffa odorosa, sempre sorpreso di come gli abitanti delle Cinque Terre siano sempre pronti a scattare nel segno della bontà e della solidarietà. Ieri notte quell'elfo alla spiaggia, ora gli avventori alla taverna... tutti pronti a soccorrere gli sconosciuti. -Con attenzione, eh!- li ammonisce tetramente. -Camera quattro- aggiunge ad alta voce rivolto all'elfo, che lo ---> LEZAH [sala] --->preoccupa non poco professandosi esperto nel trasportare damigelle svenute. Ed è quasi intenzionato a seguirlo per le scale, quando la cenciosa babbiona ritorna all'attacco: accarezza l'idea di colpirla, per salvaguardare il proprio olfatto, e sta per ringhiarle di allontanarsi, ma la voce gracchiante della donna lo precede. E la parlata ora è rapida e priva di difetti di pronuncia: gli occhi si sgranano quanto non credeva possibile, man mano che ella parla. Vince ogni disgusto ---> LEZAH [sala] --->nello spostare il sacchetto odoroso dal naso, attonito, boccheggiando per un momento prima di esalare: -Scherzate- scuotendo vigorosamente il capo. No, deve aver capito male... deve aver sicuramente capito male. LUTHAR [ostello[soglia]] "Bene" verbia in risposta all'elfico, che parrebbe cavarsela da solo, nell'opera di soccorso. Un'occhiata rivolge al direttore dei lavori, che stava fornendo indicazioni sul percorso, prima di doversi fermare a dar retta alla sua pari. Non presta molta attenzione a ciò, ma, trovandosi or nei pressi dell'uscio, move un paio di passi in direzione di quello, fermandosi sulla soglia per respirar un poco di aria pulita. Per qualche momento resta lì, a guardar l'abitazioni intorno all'ostello BRUNILDA [sala] "Scherzusilla? Nun io, giovinutto" Rimarca al ragazzo, e estraendo da una tasca un barattolino in cui rapida intinge le dita, che passa poi sotto la base del naso, per rinnovare la l'essenza concentrata che le serve per respirare senza problemi quell'immondo lezzo, che inizia ad avvertire nuovamente "Vulebbi favoreggiare?" chiede, approfittando del fatto che gli altri siano ancora molto indaffarati o distratti. RIL [Ingresso ostello] Pochi passi ancora prima di raggiungere l'ostello. Uno sguardo alla porta, inespressivo. Aperta. Gli occhi scuri si posano sul messere che la costringe a fermarsi. Lieve accenno di sorriso allo sconosciuto. [Alas] Un filo di voce, impercettibile, talmente basso che probabilmente soltanto lei riuscirà a sentirlo. La mancina si posa su una delle tante ciocche viola che nasconde il viso pallido d'ella. La sposta riportandola al suo posto, dietro le orecchie puntute. Gesto *** RIL **privo di malizia [Vorrei...vi spiace?] Stesso tono di voce in quella frase tanto incompleta. TURAMARTH [scale] Ora i suoi passi si fanno più lenti sia perchè a mente lucida comprende il risibile pericolo di quello svenimento sia perchè è lievemente indispettito dal tono dell'umano. Vai a far del bene pensa tra se e se. Quindi verba in maniera scura "Stanza quattro vi aspetto li se volete venire" Indi raggiunge quel loco LEZAH [sala] Lo sguardo dell'umano non avrebbe potuto cambiare tanto spesso oggetto se avesse seguito il movimento disordinato di uno sciame di api attorno all'alveare: ma, confuso, non può fare a meno di far saettare le iridi scure per la stanza, aprendo e chiudendo la bocca senza riuscire ad articolare un suono per una manciata di secondi, prima di riuscire a fissare gli occhi sulla parirazza che gli ha offerto il misterioso unguento. -Oh no- scandisce, tetro, tuttavia facendo fatica a sostenere---> LEZAH [sala] --->la vicinanza con la donna senza provare l'intenso istinto di rigettare la cena sul pavimento: che diavolo c'era in quelle fialette dell'odore...?! -No no no- ripete, perentorio, scuotendo con forza la testa. -Voi e... e... lui!- ringhia, costretto però a degluttire diverse volte per ricacciare il conato di vomito. -Lui! Oh, dannazione! No, non ci voglio avere a che fare!- LUTHAR [ostello[soglia]] Avea finito per star immerso nei pensieri, con lo sguardo rivolto verso il cielo. Non s'avvede quindi d'una persona che silenziosa s'avvicinava all'ingresso, finchè, tramite sua esplicita richiesta, avea capito che glielo stava ostruendo. "Alas...sì, certo, scusatemi" verbia, movendo un passo lateralmente per liberar il passaggio. A voce più bassa poi aggiunge, sorridendo "Vi avviso...l'ambiente non è dei più salubri", e con movimento della testa indica l'interno della taverna BRUNILDA [sala>esterno] "Cume vulebbi!" dice la babbiona, senza preoccuparsi troppo di insistere nell'offerta. prosegue quindi ad alta voce, un'attrice che si prepara a scendere dal palcoscenico "Scusalemmi milllerrime volte cun la mezzelfica, nun fueste voluntaro lo svenirla" gracchia debolmente, fingendo contrimento e sghemba e poco salda sulle gambe, si avvia all'uscita. Si volta solo un momento, verso il ragazzo "Andrebbi allu imbarcaderu" dichiara, allusiva. poi scarta la mezza e ---> BRUNILDA [sala>esterno] ---> e l'umano "Alasso" dice loro, e va. TURAMARTH [stanza>scale] Ritorna l'elfo dopo che aveva assistito la mezza nella stanza. Si avvicina alle persone li presenti, in special modo all'umano e verba "la vostra amica è solo svenuta. Fatica a riprendersi perchè nel cadere ha lievemente sbattuto la testa a terra, cosa che traspare da un piccolo ematoma sul lobo frontale. Si riprenderà presto" sorrise e fu felice di aver appreso qualcosa di medicina nel suo periodo tra i Ghiacci. Indi scruta l'umana responsabile...notandola meglio qualcosa nello sguardo >>> RIL [[Ingresso Ostello]] + Nuovamente dona un lieve sorriso all'umano. Sposta lo sguardo all'interno della sala dopo quell'avviso. Guardando tutto le sembra normale ma, l'odore, quello proprio non lo è. Odore che si avvicina insieme all'umana. Istintivamente si allontana dall'uscio quando questa sta per passare. [A..alas] Favella stranita a quella donna dall'aspetto e dall'odore piuttosto particolari. Lo sguardo rimane su di lei, perplessa, guardandola mentre si allontana TURAMARTH [stanza>scale] di ella non lo convince. Il suo sguardo mente, nasconde qualcosa, l'elfo ne è quasi sicuro. Ma non volendo insospettirla gira il volto da un'altra parte. LEZAH [sala/esterno] Lezah si passa una mano sulla faccia, esausto, ed aspira dal proprio palmo ora sudato il profumo della lavanda: le narici accolgono avidamente lo stimolo, dilatandosi assetate, ma ancor di più ringraziano l'allontanamento progressivo della vecchia. Le iridi saettano sull'elfo, tornato dal piano superiore dopo aver lasciato Nihal nella stanza. -Vi ringrazio- sospira, stirando le labbra in un sorriso rigido, troppo confuso dalle parole della vecchiaccia per poter esprimere la gratitudine ---> LEZAH [sala/esterno] --->che il silvano meriterebbe. Una rabbia sorda contribuisce, con la puzza, allo sconvolgimento delle viscere umane: -Vado a prendere una boccata d'aria- soffia, abbozzando una scusa del tutto inutile, anche perché nessuno probabilmente si curerà della sua voce. Il passo s'affretta verso l'uscita, sulla scia quasi fisica dell'odoraccio disgustoso che la babbiona s'è lasciata alle spalle: evita rapidamente l'umano e la mezza, guadagnando l'uscita. BRUNILDA [taverna>molo] In giro non vi è nessuno, così la vecchia può risparmiarsi la fatica di camminare curva, e avanza, agile e ritta, verso il pontile, attenta ad ogni rumore che possa avvertire alle sue spalle. Apposta va verso il limitare del molo, perchè possa udire i passi di chi eventualmente s'avvicina con un sufficiente anticipo. aspetterà per un poco, se il giovane non verrà, allora costringerà il barcaiolo ad una traversata notturna. E lei sa come convincere le persone. LEZAH [taverna/molo] Insospettabilmente rapido il passo della vecchia: il ragazzo non aveva fatto in tempo ad uscire dalla locanda che la donna era già sparita inghiottita dalla notte. Ma prima di abbandonare la sala aveva reso nota la propria meta: così Lezah s'è affrettato in quella direzione, sicuro di riuscire a raggiungerla in poche falcate. Ma non è stato così. Lo straniero deve raggiungere il molo per poter di nuovo incrociare la figura cenciosa della donna, improvvisamente raddrizzata e composta. Il ---> LEZAH [taverna/molo] --->pensiero gli manda il sangue alla testa per l'irritazione: -Ehi, voi!- latra in sua direzione, facendo risuonare i passi pesanti sul pontile, raggiungendola. BRUNILDA [molo] Passi affrettati la seguono. Lei non si volta, ma si prepara. quando lui le parla è abbastanza vicino per ruotare sul baricentro e affontarlo "Fossi in voi, figliolo, non farei un altro passo, a meno che non vogliate avere un buco in pancia" gracchia decisa, la mano che regge un attizzatoio sapientemente affilato in punta, regalo della fu taverna di Lindirloth. "che volete da me? perchè mi avete seguita? parlate svelto" lo incalza la donna. trucco da vecchia volpe quello di far domande a ---> BRUNILDA [molo] ---> raffica, mette a disagio l'interlocutore LEZAH [molo] L'oggetto accuminato stretto nella mano rugosa, ma dalla presa solida, basta a convincere l'umano a rallentare il passo fino ad arrestarlo, ad una distanza ragionevole che ritiene essere "sicura". Lezah alza le mani, a volerle mostrare forse di essere disarmato, ma con gli occhi lampeggianti: -Lavorate per Brigham?- ribatte solo, asciutto, investito dal diluvio di domande della vecchio. Saettante la lingua dell'anziana come non credeva possibile. -Voglio solo sapere questo, poi vi lascerò ---> LEZAH [molo] --->in pace e... e...- ansita, scuotendo al testa. -E quello che volete.- La domanda pare stupida perfino a lui stesso: del resto perché dovrebbe rispondere, lei? O perché dovrebbe dire la verità? BRUNILDA [molo] Una risata malevola si alza nell'aere "Perchè dovrei dirvelo? Forse che possiate pagarmi più del mio committente?" scuote la testa, tenendo sempre alto l'attizzatoio "Ho una certa etica, sapete? E in ogni caso non sono un'assassina, solo un'abile attrice, che conosce qualche sentiero della vita, e lo sa sfruttare..." aggiunge maliziosa, compiaciuta della piega che ha preso la sua missione. "La mezza non dovrà saperne nulla, è una cosa tra voi e chi immaginate possa esser stato.---> BRUNILDA [molo] ---> "Del resto, voi dovreste conoscere i vostri affari meglio di chiunque altro." lo guarda sprezzante. Lei non si è mai trovata nella situazione del ragazzo. Giocato e senza assi nella manica "Io non sono che un monito per voi. Le vostre azioni hanno delle conseguenze, sappiatelo. E la prossima volta non sarò io a giungere, ma qualcuno di più...determinato" l'ultima parola ha un bruttissimo sapore sulle labbra della vecchia. Non le dispiace minacciar violenza---> BRUNILDA [molo] ---> metterla in pratica è tutt'altro, e non è lei l'esperta. LEZAH [molo] La reazione della vecchia era quella che s'aspettava ma l'uomo si irrita lo stesso, sentendo le gote e il collo avvampare anche solo per l'essersi dimostrato sciocco al punto da poter esprimere a parole una domanda tanto inutile. -Infatti, conosco i miei affari meglio di chiunque- replica quindi, facendo schioccare rumorosamente la lingua contro il palato per poi abbozzare un sorriso sbilenco, distendendo le braccia lungo i fianchi. -Il punto è che forse non voglio più che il vostro... ---> LEZAH [molo] --->misterioso mandante ne faccia parte- Un ringhio sommesso l'ultima frase, vibrante di livore: esser preso per il naso non gli è mai piaciuto, né tantomeno la sensazione di avere un guinzaglio allacciato al collo. Un gesto seccato della mano, improvviso, mentre discosta lo sguardo, furibondo. -Dannazione!- grugnisce a denti stretti. BRUNILDA [molo] "Siete spassoso, lo sapete?" grugnisce divertita al ragazzino, arretrando verso la barca "E mi siete simpatico, per cui vi regalo un'informazione gratuita. Consideratelo come se vi avessi detto "senza rancore?" io lavoro solo per i soldi, domani potremmo essere dalla stessa parte. il nome che avete detto prima...Briga, o quel che volete" muove l'attizzatoio, vaga "Non l'ho mai udito" poi, senza altro aggiungere nè attendendo oltre, salta nella barca, e il suo bieco compare, ai remi, la---> BRUNILDA [molo>mare] ---> spinge al largo "Au revoir, mon gamine" saluta beffarda dalla barca LEZAH [molo] Alza lo sguardo cupo sulla cenciosa figura che si cala nella barca, con la mandibola ancora irrigidita e le iridi lampeggianti furia: -Lo spero- soffia, ma essendo appunto un soffio si perde nel gorgogliare dei flutti e il cigolare degli imbarcamenti, nel vento e in un'infinità di altre cose. Ma "amico comune" chi altro potrebbe essere? In mala fede, accecato da questa passione sempre più faticosa da contenere, dopo gli avvenimenti della sera prima non ha potuto fare a meno di pensare a---> LEZAH [molo] --->al ragazzo. Un sospiro liquido schiude le labbra, un fiato frustrato: la Dea solo sa quanto vorrebbe averlo a portata di mano adesso. Chiude gli occhi, passandosi una mano tra i capelli nel solo tentativo di tenersi occupato: dirige il passo verso la taverna, per tornare nella stanza dove Nihal probabilmente ancora si trova. Ha decisamente bisogno di un buon sonno, adesso. Brnilda , le carote e i cani manducatiBRUNILDA [sentiero>spiaggia] La vecchia cenciosa avanza sghemba ma implacabile verso la spiaggia. Le han detto che il luogo è molto evocativo: la sabbia, il mare, i gabbiani, i granchietti... A lei del mare e della sabbia non può importare di meno, ma i gabbiani, e soprattutto i granchi, sono tutt'altro affare "Vediamu si riuscibbi a manducarne alcunu" biascica, già sbavando all'idea di un succoso carapace che si incrina sotto le sue gengive sdentate. continua ad avanzare, e stringe gli oculi miopi nello scorgere>> BRUNILDA [spiaggia] >>due altri cacciatori all'opera. O almeno, due possibili concorrenti. La brezza le porta alcune parole della donna, e sono parole molto incoraggianti. "Carute?" esclama,interessata alla discussione. Si avvicina ai due, cercando di capire dove siano le carote tanto decantate dalla pari. OMAR [°°Spiaggia°°] L'uomo cerca di memorizzare tutte le informazioni che l'allevatrice gli sta dando. °°Grazie...°° Favella con un sorriso °°....Finalmente, io sapevo che i cavalli mangiassero fieno, orzo ed erba fresca.....Ma voi mi avete illuminato....°° Sorride nuovamente....°° Un altra domanda ho per voi...°° Tace un attimo udendo qualcosa, un farfugliamento...Si volta nella direzione di colei che ha parlato. Un altra parirazza. Nota i suoi vestiti. Si vergogna. °° O....ma guarda..°° Pensa°° Lei vestita [....] OMAR [°°Spiaggia°°] [....] con semplici indumenti, e io ho appena ordinato un comleto nuovo.....O come mi vergogno.......°° Cerca di nascondere il pregiato bastone fra le gambe. La sua vergona è troppa. Si vergogna d'esser uno ''spendaccione''. Si rivolge sempre alla neogiunta °°Volete sedervi qui con noi?!°° Poi l'attenzione torna all'allevatrice. °° Bè, la mia cagnetta ha preso il vizio di andare a dormire nella mia bisacca. Bè, in tal modo io posso camminare portandola sempre con me, ma, nonostante lasci la >>>> OMAR [°°Spiaggia°°] >>> la bisacca aperta, ho sempre paura ch'ella soffochi.....Come posso fare?°° Attende. Un sorriso volge alla neogiunta. ASHASA [spiaggia] Il giovane Takurr interrompe il suo gioco e fissa una figura avvicinarsi a loro, le orecchie vengono portate dritte, lo sguardo attento. Parrebbe una mendicante, anche se l'esperiena ha insegnato alla giovane ad rimaner guardinga davanti a simil figuri. Senza distogliere lo sguardo da quella si accinge a rispondere all'umano "la soluzione migliore è farla camminare... vedrete ... che in realtà ha molta più resistenza di quanto immaginiate... non è nella natura degli animali vivere in una sacca!" BRUNILDA [spiaggia] "Vulentieri, bel Giuvanotto!" La babbiona non ricorda che un uomo le avesse mai sorriso,e certo mai un giovane così di bell'aspetto. Risponde al sorriso, distendendo le labbra e rivelando alcuni denti giallastri, come faraglioni corrosi in un mare di acido. Si lascia cadere sulla rena, occhieggiando il cane che la punta guardingo. Forse è per la crosta di formaggio che tiene sotto le falde del vestito. Ricordandosene, diventa anch'ella guardinga, paurosa che il canide voglia sottrarle quel>> BRUNILDA [spiaggia] >>tesoro ammuffito, che serba per i momenti bui. OMAR [°°Spiaggia°°] L'uomo annuisce all'allevatrice °°Avete ragione, ma ho sempre paura che si faccia male con una pietre appuntita o che qualcuno scbuchi fuori all'improvviso e mi rapisca la mia cucciola...Sarebbe orribile. °° Sospira come per riprender fiato °° Ma, dopotutto, queste sono solo sciocche fantasie....dovrei imparare a dominarle...°° Sorride. Nota che Takurr ha interrotto il gioco e che punta la neogiunta. La sua cagnetta, invece, si è andata a nascondere dietro di lui, e ogni tanto fa capolino con>>> OMAR [°°Spiaggia°°] >>> la testa. Il mortale nota poi la fanciulla sorridergli. I denti giallastri si fanno vedere, ma l'uomo fa finta di niente. Nota una certa paura da parte della neogiunta. °°Cosa avrà?°° Pensa l'umano. Va, poi, ad osservare la sua cagnetta che si nasconde dietro il compagno di giochi. Un sorriso campare sulle sue labbra. ASHASA [spiaggia] Un improvviso impegno torna alla mente della giovane, un breve cenno di scusa ai due presenti prima di allontanarsi a passo rapido e mormorare un "Animalia vivant!" BRUNILDA [spiaggia] Il discorso non è quello che s'aspettava. Non parlano di cibo, ma solo di cani e di come trattarli. Lei ne ha mangiati parecchi di cani, in passato, e suppone che i due li stiano allevando proprio a quello scopo. "Lo dicebbe sempre anche mia nonna, Urripilda la Soave: se vuribbi manducar uno canide saporoso, duvebbe crescerlu cume un figlio. E cume lo vurrebbimo cuocere, lo canide?" chiede all'umano, per poi alzar le bieche iridi sulla donna, senza comprendere cosa abbia detto>> BRUNILDA [spiaggia] >>"Animali...a.viva...? Che falellerrasse, madunna? Nun vi capisc' " esclama incerta, mantre si gratta distrattamente un grosso porro alla base del naso. OMAR [°°Spiaggia°°] L'uomo s'alza per salutar l'allevatrice. Ode il discorso dell'altra parirazza. Un po' impaurito verba °°O....Lady....I cani non si mangiano!!! Sono piccole creature da compagnia....mai oserei mangiare la mia cucciola, anche se venisse una carestia....°° Quindi s'appresta ad andare dalla spiaggia, poichè un languorino alla pancia si fa sentire...°° Vogliate scusarmi Milady....Ma devo andare...°° Un fischio alla cagnetta, per poi spatrire isieme a lei nel seniero della boscaglia. ARGENTIS [sentiero->spiaggia] scorgendo l'orizzonde intravede la spiaggia.. decide di passeggiar per le rive del mare.. mente avvolta nei pensieri.. nulla lo distoglie dal suo cammino, non si cura che delle figure presidiavano il loco.. mentre sguardo fisso al ciel.. il sole che batteva sulla di lui testa.. mentre una gocciolina scivolava dalla sua fronte.. BRUNILDA [spiaggia] La vecchia rimane a fissare i due che si allontanano, rimanendoci quasi male, seppur abituata da decenni di simili comportamenti "Chi disprezza, cumpra!" bercia dietro al ragazzo che scompare nel fogliame. "Lo canide non si manduca...ma duve vive? Certo che si manduca!" si ripete, incrollabile nella sua convinzione, basata su anni e anni di pratica "E' anche saporoso , lu canide!" aggiunge. Si alza e il suo sguardo è attratto dal fogliame, tra cui le è parso di intravedere uno scoiattolo>> BRUNILDA [spiaggia>sentiero] >>"furse si manduca lu stessu" pensa tra sè, e quatta come un gatto prima di spiccare il balzo, si appropinqua al bosco, avventurandosi in caccia. 12 giugno La carica dei 101manco a volerlo fare apposta, mi son venuti in mente 101 dei soprannomi nati a RZZ.
Aspetto vasco e il suo insostituibile sostegno mnemonico, quale degno compare di questi parti.
E in più
10 giugno Angioletta, l'epilogoL'EPILOGO
E' una sera come tante altre, nel paesello di campagna dove vive *** e l'anziana donna sta filando la lana nella stalla, alla fioca luce di alcune lampade all'acetilene.
Tra i buoni ruminanti, i bambini ascoltano rapiti le storie che la vecchia racconta loro, continuando distratta il suo lavoro. Un colpo di vento fa ondeggiare le luci appese alle travi del soffitto e un brivido freddo corre lungo la schiena di ***
"Alla mia età non riesco mica più a stare qui all'aria, vedi che domani vado tutta tòrta!"
Le mucche si agitano, muovendo il muso con scatti nervosi. Anche i bambini lanciano occhiate timorose al buio che c'è fuori. Solo ***non perde la calma
"Ohè,cos'è che vi fa stramire tutti?"
La domanda della vecchia rimane senza risposta mentre gli occhi di tutti corrono alla porta.
Un flebile lamento giunge dall'esterno, portato dal vento. Sembrerebbe un rumore lontano, ma tutti hanno la netta impressione che chi lo produca non possa essere che dietro quella porta di legno.
"Vado io" decide infine la vecchia, posando il fuso dove poco prima stava seduta e andando a controllare.
Appena prima che la sua manona si stringa attorno al pomello, di nuovo quel sottile lamento.
"Chi è?" chiede la vecchia, quasi convinta che fuori non vi sia altro che un cane uggiolante, dimenticato in giardino dal padrone e spaventato dalla ombre della sera.
Nessuna risposta giunge dall'esterno, se non il ripetersi di quel lamento.
Non è un cane.
preoccupata, *** apre la porta e rimane sgomenta a fissare la sagoma che si è trascinata fino a lì.
Angioletta.
Il pizzo estremamente lungo, strappato.
La manona della donna corre a soffocare un urlo d'orrore e le lacrime sgorgano dai suoi occhi stanchi.
Ha visto la guerra, l'anziana, ma alla crudeltà non ci si può assuefare .
Angioletta ha le braccia strappate via dal tronco pigottesco e la rafia è tutta sfilacciata dove queste si inserivano sul busto.
Una forchetta la passa da parte a parte. Il manico che svetta verso ***.
E Angioletta a faccia in giù nel fango, ansando e lamentandosi debolmente.
"Ohiaaaaa! Ma sa l'è ca sùceda,chi?La me fiuliiiina! Ohiaaaa"
La vecchia piange calde lacrime sulla pigotta che, tremando e sforzandosi, si volta verso la sua mamma.
"Ma...mamma!"riesce a sussurrare
"'Ngiulèta! Sforsàt no! Ohiàà,ma sa l'è che sùcèss?
"Mam...mamaa" ripete la bambola, con meno forza. La vita la sta abbandonando e la piccola bambolina non sa darsene una spiegazione.
"'ngiulèta!" piagnucola ***, chinandosi sul corpicino dilaniato della sua piccola.
"Mam..." la pigotta non finisce la parola. I suoi muscoli si rilassano e un sospiro fuoriesce ancora dalle sue labbra. Poi più nulla.
"Ohiààà! La me fiulina l'è morta! La ghè pù! Ma parchè, parchè, donca! L'era una fiulina tanta brava, tanta bèla. La'gh vurivan ben tùti...e adèss..."
Dal fondo della strada di terra battuta una risata si leva, maligna.
L'anziana alza i suoi occhi miopi sulla figura che si staglia ad alcuni metri da lei, sentendo montare una rabbia mai provata prima.
"Set stata ti?"
"Sì"
Loredana.
La vicina invidiosa di ***, che aveva sguinzagliato le sue pigotte malvagie contro Angioletta,è tornata al paesello sfidando esilio che pende sul suo capo e ha ucciso la pigotta.
Ha ucciso Angioletta, la stucchevole pigotta perfetta. E ne ride
*** si alza, stringendo i pugni
"t'ho dit da turnà pù,chi al paes. Adess set chi,e devàt pagà par quel ca tè fat"
Agitando le braccine staccate alla pigotta, Loredana sbeffeggia *** " Secondo te, io ho paura?"
"No" replica stancamente *** "Ma at duvarisat. Tla set che giri sempar cun un basè in tasca"
Loredana par quasi impallidire, ma solo chi sa cosa sia un "basè" può immaginare come andrà a finire la storia.
Io, cari lettori, vi vorrei risparmiare il seguito, tanto più che la nostra protagonista ci ha lasciati.
Qui si chiudono le avventure di "Angioletta, la stucchevole pigotta perfetta."
Io la odio e so che anche voi provate una forte avversione per quella piccola santarellina.
Forza, Loredana, forza!
05 giugno Le nostre mozzafiatanti sessioniEcatombe
Wellallà! Siamo ancora noi! Ancora all'avventura! Ancora pronti a narrarvi le nostre leggendarie imprese.
Ecco che mi accingo a scrivere di una delle più sanguinose sessioni mai svolte. Terribile. Mi vengono i brividi ancora adesso.
Dunque. Siamo sempre a Levkarest.
Il mago, ricco e pieno di soldi, potente e e terribile, torna dai suoi amici poveri e tormentati, per bullarsi della propria superiorità e osservare, come un etnologo curioso, le complicate scenografie e rituali che imbastiscono per morire senza dignità.
Sorvoliamo sul come e sul perchè questo branco di dementi sia finito in una "zona di magia morta".
Ci sono finiti e basta.
[In realtà, la zona di magia morta è limitata ad una rampa di scale, scese le quali la situazione si complica moltissimo, tuttavia, per coloro che usano la magia (tutti tranne alexer/vax) è impossibile tornare indietro, e sono obbligati a proseguire]
Continuiamo a sorvolare. Evitiamo di dire che per coerenza il mago avrebbe dovuto ucciderli tutti, a causa dell'affronto subito dal chierico ( il gio).
Arriviamo al momento in cui diamo conto dell'esperienza accumulata in 2 anni di gioco, in cui dimostriamo di non essere più dei novellini, ma dei giocatori esperti e smaliziati.
Una piccola descrizione, prima di addentrarci.
Stanchi, demoralizzati, affamati. Le speranze di uscirne vivi, nonostante non vi siano veri e propri pericoli, sono sempre meno. La situazione è assurda, incomprensibile. Siamo nella merda, nè più, nè meno.
Wesen, un png che spara palle di fuoco contro i teneri animaletti della foresta, è svenuto ai piedi delle scale, dopo esser passato per l'ennesima volta attraverso la zona di magia morta. Il mago è seduto, sconsolato, e si chiede per quale arcano motivo abbia seguito quelli cha sa essere dei dementi verso quella che sa essere la sua fine. E' esausto e demoralizzato.
Nel frattempo Alexer e il chierico si infilano in un tunnel strettissimo, unica via d'uscita dal postaccio in cui si son cacciati.
Dietro di loro, Sturla, png chierico, compagno del Gio. E dietro ancora, l'halfling, che trascina Wesen con una fune.
Nemmeno il tunnel presenta dei pericoli. Ci sono solo dei tagli nella roccia, a distanza variabile l'uno dall'altro di diverse dimensioni: dalla fenditura di pochi centimetri alla voragine di un metro e mezzo. In un tunnel quadrato, in cui si riesce solo a strisciare e che non offre il minimo appiglio, è un problema.
Vasco e il chierico avanzano con pochi problemi, alla luce di una verga del Sole.
Molto più indietro, non più a tiro di voce, procede Sturla, seguito dal nano.
"Seguito" non credo sia il verbo giusto, dato che presuppone il fatto che White AVANZASSE. Era fermo. Tirava come un dannato la corda, ma il corpo di Wesen, ancora incosciente, era troppo pesante per lui.
Ah, il nano avanza all'accecante luce di un soldino, su cui ha lanciato un incantesimo per renderlo luminoso. Rischia di abbronzarsi, ma lui non se ne preoccupa.
Anche il mago inizia a pensare al suo futuro, e a come uscire da lì.
Certo, ha un'ideuzza niente male, ma è estremamente malvagia.
ESTREMAMENTE MALVAGIA? ma allora è tutto nella norma!
Ecco dunque che si trasforma in un pipistrello, per non aver bisogno di alcuna luce nel condotto.
Nel frattempo il nano diventa apripista del secondo gruppo, e a Sturla il compito di trascinare Wesen.
Il cadavere di Wesen.
Già, perchè il mago, unendo utile al dilettevole, si è abbeverato alla giugulare del povero incosciente per calmare i morsi della fame.
Sturla taglai la corda. Non riuscirebbe a trascinare Wesen, e lo abbandona al suo destino. Inutili i richiami per sapere dove sia Echelon. In forma animale non può rispondere.. Il Nano e Sturla sono soli. Quelli davanti sono troppo distanti per sentirli, e non li stanno aspettando.
Ognuno per sè e Dio per tutti.
peccato che "Dio è morto, Marx è morto e anch'io non mi sento tanto bene"
Mentre vasco e il Gio passano indenni oltre diverse voragini, il Nano si blocca ad una che per lui, alto solo un metro e rotti, è immensa.
Si organizza uno spettacolo che ricorda molto il "circo dei diversamente abili".
Talmente bravi, che in breve il nano si trova a penzolare nel vuoto, tenuto per le caviglie da Sturla.
Il mago, svolazzante e inquietante, in arrivo.
Con un poderoso colpo di reni, il nano riesce ad aggrapparsi al bordo del condotto, dall'altra parte. Un terrbile schiocco, in sottofondo. Il polso di Sturla che ci saluta, amici, fratturandosi in modo spaventaso. Sopra di loro, il pipistrello che, insensibile alle loro idiozie, avanza. Nero e silenzioso come la morte.
Il nano allora esclama "Dammi la mano, Sturla!"
E che amno porterà avanti, quel demente di un chierico? Quella sana? Ma no! Cerca di farsi afferrare con la mano fratturata e, com'è inevitabile, piomba nel vuoto. e di lui non si saprà più nulla.
Ah, un urlo soffocato, alla fine.
Da non dimenticare che molto furbescamante il nano aveva gettato il soldino, l'unica sua fonte di luce, in un buco, per vedere quanto fosse profondo.
E' solo, al buio più completo, e terrorizzato da quel pipistrello enorme che gli era svolazzato in faccia poco prima.
"Echelooon...?" Nulla
"Weeeseen...?" Nulla
"...a-alexer...?" Nulla
"...m-mamma...?"
Ed eccoci di fronte alla più ampia delle voragini. Lunga quanto il nano.
Il mago/pipistrello torna indietro per avvertirlo, e si becca un pugno sul muso. "Ah, sì? E allora muori" dietrofront e via verso il gruppo di testa.
Il nano. Da solo.Al buio.
Si concentra. Il sudore sulla sua fronte si raccoglie in piccole goccioline, mentre valuta con attenzione la distanza e la forza da dare ai suoi muscoli per superare l'ostacolo. Ne va della sua vita, e lo sa.
Deciso, spinge con le mani contro le pareti, e cerca di avanzare.
Nella sua mente, un esercizio ginnico di ottimo livelloo.
Nella realtà, spurga come un cilindro di Didò nel buco, venendo inghiottito dal tunnel.
Poco più avanti, il mago riprende i due, e torna normale. "Hey, allora?"
Sorpresi, vasco e il Gio gli chiedono dove siano gli altri.
"Quali altri?"
"..."
"Dai, usciamo che mi son proprio rotto di star in questo tunnel"
Avrebbero potuto farcela, se avessero collaborato. Ma volete mettere il divertimento, nel vederli morire ad uno ad uno?
02 giugno GenesiUn pallido rossore filtra dall'unica finestra e impressiona con la sua luce crepuscolare le tende a poco prezzo del bagno. Nella semioscurità,qualcuno. Raggomitolato,con le ginocchia unite sotto il mento e con lo sguardo fisso sulla vasca. Alza un braccio esile e troppo lungo a cercare l'interruttore e una serie di singhiozzi luminosi lampeggia come di consueto dalla plafoniera polverosa del soffitto. Una zona scura, nel centro, rappresenta la fossa comune di decine di generazioni di insetti. Un sottile ronzio sottolinea l'immobilità della stanza. La sua immagine viene riflessa innumerevoli volte sulle piastrelle blu elettrico del pavimento, dei muri, del fianco della vasca da bagno. Ma quegli occhi fissi, vuoti, non scrutano sè stessi. Guardano tutti la stessa cosa.Lei. Lei sembra dormire, tanto è serena. Gli occhi chiusi e i capelli biondi che ondeggiano pigri nell'acqua che si raffredda, come se avessero vita propria. Lo sguardo di lui scivola sul suo corpo. Sa di possederla. Sa che è sua. Ma i suoi occhi chiusi gli permettono di essere molto più che indiscreto. E così la fissa,in silenzio. Da quando l'ha presa, quel pomeriggio, non si è ancora svegliata. Ha dovuto stare attento, molto attento. ma ce l'ha fatta. L'ha portata a casa, l'ha spogliata, l'ha messa nella vasca. E lei ha dormito. Molte lo fanno. Sopra la sua spalla, un lieve rumore. Ruota il collo verso l'alto, aprendo la bocca e restando col fiato sospeso.Alle volte, anche la più piccola incrinatura può farle svegliare.Torna a guardarla, ciondolando la testa ritmicamente, annuendo senza accorgersene. Ancora! Quel dannato rubinetto! Deve decidersi a farlo aggius... L'espressione di perfetta incoscienza della donna scompare, mentre lei sbatte le palpebre. Gli occhi grandi e smarriti che osservano la stanza e poi si fissano in quelli di lui. "Oh,no" sussurra lui, tirandosi in ginocchio, con indosso i soli pantaloni della tuta. E lei inizia ad urlare,portando le mani sul fondo per puntellarsi e tirarsi su. "No!NO! Maledizione, no!" sibila tra i denti, gattonando verso la vasca. Lei continua ad urlare a squarciagola, il volto trasfigurato in una maschera d'orrore, rialzando le braccia a difendersi da lui che le è quasi addosso "Aiuto! per Dio, qualcuno mi aiuti! No, stammi lontano...no...chi sei?No, ti prego, nooo" Le sue mani troppo grandi vincono senza difficoltà le resistenze della donna e puntano al suo collo sottile. E mentre stringe sente la carne molle che cede, le dita che affondano a chiudere la trachea "Perchè hai rovinato tutto? Dovevi dormire. Dovevi...Zitta! Devi stare zitta, puttana! ZITTA!" Le sue braccia la scuotono, sbattendola contro le pareti della vasca. Lei boccheggia, artigliando l'aria con gesti sempre meno razionali, schiumando e gemendo. Scopre i denti, succhiando avidamente aria per i suoi polmoni in fiamme.Ansando, si inarca, sollevando i suoi seni orgogliosi, contorcendosi nella morsa. Chiude gli occhi e dove poco prima si allargavano macchie scure, danzano adesso puntini luminosi. Vorticano sempre più rapidi, lampi dei suoi neuroni che scaricano all'impazzata, agonizzando nella fame d'ossigeno via via più drammatica. Le sue mani contratte grattano il fondo della vasca e già alcune unghie si sono spezzate, ma lei non ha nemmeno sentito le fitte dalle dita. Torna a difendersi, torna, cieca, a cercare di togliersi di dosso quello sconosciuto, ancora troppo incredula e sconvolta per capire cosa sia successo e cosa stia accadendo ora. Le sue dita trovano qualcosa, qualcosa di caldo, la sua faccia. Senza pensarci, graffia il volto dell'aguzzino, senza tregua, senza fermarsi, senza scampo. Un attimo, e le sue orecchie colgono l'inizio di un urlo "Putta..." si trova sbattuta sott'acqua. Apre la bocca per la sorpresa, e ingoia una sorsata d'acqua calda. Tossisce, vomita, e continua a bere, giocata dal suo stesso, istintivo attaccamento alla vita che la costringe ad inspirare qualunque cosa, basta che i polmoni vengano riempiti.E senza dubbio, i polmoni si riempiono. Le braccia della donna ricadono inerti nell'acqua, rimanendo a galleggiare appena sotto la superficie e la vasca smette di gorgogliare e schizzare dappertutto. Ansante, il ragazzino tira fuori dall'acqua le braccia sproporzionate e le mani enormi rispetto al suo tronco ancora poco sviluppato. Si tasta distrattamente l'erezione che tende la tela dei suoi pantaloni sentendo una fastidiosa sensazione di bagnato nelle mutande e ,solo sistemandosi, avverte anche un insolito calore vischioso. "Mark? Hai finito? Guarda che la cena è prontaa!" da sotto, la voce di sua madre. Deve essersi sporta sulle scale per sembrare tanto vicina, come se l'avesse alle spalle. Il ragazzo sobbalza e, con gesti meccanici, afferra la bambola ormai morta, che lo fissa con i suoi occhioni azzurri e la avvolge in una salvietta grigiastra. Tira la catenella e appoggia il tappo di plastica nera sul bordo della vasca, mentre alcuni capelli sintetici turbinano verso il tubo. Si alza e va allo specchio. Infila una maglietta pulita e si osserva un momento. Nei suoi occhi è tornata la luce, ora sembra un ragazzino normalissimo. Un pò magro, forse. Rispetto ai suoi amici è un pò più basso, con ancora le lentiggini sul naso e per questo lo prendono in giro. Ma in fondo un bambino di 13 anni come tanti. I capelli biondo cenere e gli occhi celesti non sono segni caratteristici. Guarda nel riflesso dietro di sè il fagotto da cui spunta la mano della bambola.Inanimata. "Sei stata una stupida. Come le altre. Saresti potuta diventare speciale, ma hai rovinato tutto e ti ho dovuta uccidere. Adesso..." "MA---ARK!"Il secondo richiamo. Quando il suo nome viene calcato e sembrano quasi due parole. Tra poco, sua madre potrebbe salir le scale e questo non andrebbe bene. Non andrebbe affatto bene. "Arrivo, mà!" risponde, prendendo il fagotto e buttandolo nella sua stanza, per poi scendere a cena. 07 maggio FENOMENOLOGIA DEL MERCATOPochi giorni fa sono andato al mercato rionale el quartiere "Vallone" a Pavia.
Fin qui nulla di strano. Forse vagamente noioso, ma nessuno si aspetterebbe di ESSERE IN PERICOLO in un semplice, modesto mercato di quartiere. Quanto vi sbagliate... FENOMENOLOGIA DEL MERCATO
ovvero CHI C'è E CHI NON PUò MANCARE IN UNA VERA ESPOSIZIONE DI RARITà UMANE. LE COMARI
Sono tutte donne di una certa età, tra le quali, a volte, si infiltra qualche giovane babbiona outsider. siedono dovunque ci sia abbastanza spazio, e non importa se si tratti di una panchina o delle fioriere della merciaia. Loro si siedono, al diavolo le violette. Temibile è il loro modo di squadrare i passanti, commentando ad alta voce, e inevitabilmente in dialetto, il modo di vestire delle altre donne. Questo in mancanza di altri argomenti bollenti, come il gossip di rione, i successi dei figli, l'ultima offesa della nuora e le disgrazie e le malattie proprie o dei parenti più prossimi. Generalmente condiscono il loro continuo pigolìo con eslamazioni tipo "Oh, Signùr! Ohiààà! Ma dim nooo!" LA GIOVANE DISADATTATA
Dark, punk o solo pesantemente truccata. Veste nei modi più disparati, dal monocronmatico nero al catarifrangente multicolore, con annessi lampeggianti e bengala di segnalazione. Di solito innocua, concede senza economie sguardi carichi d'odio alla restante fauna umana, considerando tutti degni candidati ad una terapia a base di radiazioni e cianuro. LO SCEMO DI GUERRA
Convinto anche lui che i metodi definitivi indicati da "LA GIOVANE DISADATTATA" siano il futuro, per ora si accontenta di comprare finti cimeli simil-fascisti al banchetto apposito, dove regna un losco figuro, il "CAPO DEGLI SCEMI DI GUERRA" colui che finge di abbracciare tale ideologia per lucrare dulla buona fede di questi individui. Sì, perchè nonostante le apparenze, sono forse i più innocui abitatori dei mercati, restando a gironzolare attorno al loro banchetto di militaria, sfumacchiando e ricordando con nostalgia i tempi in cui c'era LUI, e tutto andava bene. Alle volte si riconoscono per le abitudini alimentari, se proprio non sono vestiti con mimetica e colbacco: alle 9 del mattino sono riusciti a conquistare una birra media e un panino con la salsiccia e i crauti. Non chiedetevi dove abbiano trovato quelle cose, in un mercato dove al massimo si possono comprare i taralli al peperoncino. Codesti figuri hanno i loro segreti. IL BAMBINO CICCIONE
Sempre malvestito e ciondolante,vagamente unto e sudato, il BAMBINO CICCIONE cammina lento, inevitabile come il caldo. Dietro di lui, spesso e volentieri, una famiglia adeguata alla stazza o, come minimo, adeguata al bambino. Lo sostengono e lo incoraggiano nella sua schifosa obesità, regalandogli ad ogni banco alimentare qualcosa di stantìo e colorato, come i ciucci di zucchero o il marzapane a forma di spiderman. Da notare che alle volte questo temibilissimo bambino sia motorizzato, conducendo a velocità quasi impercettibile ( ma sempre senza avere una direzione precisa) una piccola bicicletta gemente, che ha le ruotine anche se il bamboccio ha ormai quasi vent'anni. IL BAMBINO MOLESTO
Versione coatta del precedente. E' scesciuto a sberle e reality show. Crede di essere un divo, e cerca di attirare l'attenzione di tutti cantando a squarciagola, urlando vituperi contro la nonna e andando a cozzare dovunque. Sorride maligno a chiunque gli dia corda, che da quel momento in poi è costretto ad essere eletto, suo malgrado, pubblico preselto o vittima designata, a seconda del punto di vista. non potrete inibire IL BAMBINO MOLESTO perchè dalla sua ha genitori che lo considerano un Dio, e anche quando vi taglierà la borsetta firmata con un coccio di vetro trovato per terra, la madre, accarezzandolo amorevole vi dirà "cosa vuole, è un bambino". Appunto. Il giorno in cui la madre si distrarrà a guardare un mucchio di abiti a poco prezzo, il bimbo farà una fine tremenda. Mai nessuno ha visto l'evoluzione adulta di questo sottotipo umano. IL MISTICO
Osservando bene il volto dei passanti, potrete vedere che almeno uno, ma io sostengo che siano molti di più, sorridono beoti alla folla che li circonda, alzando ritmicamente il braccio a mò di benedizione. se doveste incrociare il loro sguardo, questi sorrideranno di più, sentendosi in dovere di attaccar bottone, e raccontarvi di come la moglie li abbia lasciati soli, il cane sia morto investito e che l'unica loro attesa sia la morte. Non credetegli. Cercano solo di portarvi verso il loro baratro di disperazione, e avere nuovi accoliti con cui lamentarsi dei mali del mondo. L'ESALTATO
Un idiota. Un perfetto idiota. 30-40 anni. Bruciato dagli anni ottanta e convinto di essere ancora lì. Tutto tirato, maglietta aderente nonostante il fisico segaligno, capelli corti ossigenati o direttamente rasato. Occhialetti da deficiente, meglio se con le lenti a specchio arancioni, gialle o blu elettrico. Gira come uno smargiasso, pavoneggiandosi della propria beltà e avendo come target LA GIOVANE DISADATTATA. Cerca carne fresca con macelata disperazione dietro alle lenti, aggrappandosi come un naufrago a qualsiasi donna gli rivolga la parola, fosse anche solo per dirgli "Mostro!" E' molto imbarazzante vederlo quando incontra un suo vecchio amico, con la moglie e un tenero frugoletto in braccio, tutti vestiti sobriamente. L'ESALTATO non si scoraggia, e rimane eccessivo e soptra le righe nonostante la freddezza dell'amico, che lo incoraggia timidamente, sotto lo sguardo feroce della moglie. Colpito da ripetute pacche, l'amico fuggirà con una scusa qualsiasi, e L'ESALTATO non potrà far altro che seguitar nel suo eterno andare. LA COPPIA
Come si siano trovati, è difficile dirlo. Che si trovino attraenti è una sfida per l'intera umanità. LA COPPIA, infatti, non ha nulla a che vedere con una normale coppia di innamorati. Essi sono il fondo del barile, quel residuo ingrommato che non si riesce a raschiar via. In definitiva, sono bruttissimi. Si compensano, per carità: se lei è grassissima, lui sarò uno stecco. Se lei fosse bassa, lui sarà praticamente un lampione, e spesso pelato. Nessuno riesce ad immaginarli a letto senza un moto di rigetto. Eppure loro ci tengono a far sapere che si amano alla follia, e non perdono occasione per baciarsi schifosamente o palpeggiarsi spudoratamente. Forse non parlano nemmeno, a meno che quel biaschichìo sgrammaticato sia linguaggio. attorno a loro c'è quasi sempre un piccolo vuoto, e da lontano, LE COMARI li hanno già visti arrivare. IL SOSIA
E' uguale ad un attore famoso,un atleta o conduttore televisivo. Ce n'è sempre almeno uno in ogni mercato, e fa finta di non saperlo, anche se a casa ha fior fior di medaglie vinte ai concorsi per sosia. il più frequente è il sosia si Sean Connery, ma non mancano anche gli altri. E non basta una testa cotonata per dire "Caparezza" o "Branduardi" cercate, cercate, e troverete anche voi IL SOSIA. Se non doveste trovare nessuno...cominciate a porvi la seria domanda se non siate voi il sosia di qualcuno. Avrei altri 10'000 tipi umani, manon mi basterebbe una vita ad elencarli. Vi ho descritto i più temibili, a voi fare attenzione al prossimo mercato per individuarli e fuggirli. 03 maggio Angioletta, la stucchevole pigotta perfetta_RioErano le tre di notte e il telefono iniziò a squillare.
Nella lunga notte padana, gli unici rumori mai ascoltati erano i latrati dei cani, il rombare di qualche motocicletta e , a volte, il richiamo di qualche gallo attivo fuori dal suo orario lavorativo.
La vecchia quindi si alzò di soprassalto, con il cuore in gola, e un gran travagliamento nelle viscere.
"Ma chi sarà mai a quest'ora? certo che mi fanno prendere proprio uno strengione!"
trepidante, la vecchia alzò il ricevitore, e fu investita da un frastuono incredibile, in cui a stento si poteva riconoscere una melodia in fondo, con accompagnamento di maracas e voci impazzite parlavano dagli altorparlanti
"MA CHI è? CHI è?" chiese la vecchia, cominciando a credere che fosse uno scherzo
Udì le sue parole correre e riecheggiare lungo il filo. Un cavo che nemmeno lei poteva sapere quanto fosse lungo, che nemmeno poveva immaginare immergersi sul fondo dell'Alantico e riemergere nel Nuovo Continente.
"Hola mamma!" "Como estas?"
Nonostante la voce all'altro capo del filo usasse un idioma sconosciuto, la vecchia riconobbe la sua piccola angioletta, e le venneor le lacrime agli occhi "Angioletta, sei tu? Guarda che ti ho sempre detto di parlare bene, e non con la bocca ingolfata di cibo. so che non sei smorbiosa, ma almeno non mangiare al telefono!" Rintuzzò la vecchia, non rinunciando mai a quel ruolo d'educatrice che, modestamente, le veniva sempre molto bene.
"Scusa, mamma, ma sono supereccitata! Lo sai che ho vinto il premio come pigotta meglio vestita al carnevale di Rio?"
"O signùr!" sbottò l'anziana donna, tornando a commuoversi "Logicamente, dato che avevi un pizzo bello alto, avrai vinto per quello!"
"Sai, purtroppo ora devo scappare, che devo portare in discarica una pigotta malvagia, che aveva tentato di uccidermi"
"Come ucciderti? La mia vicina Loredana devi averti sguita, che quella donna è davvero invidiosa come un milò" Anche se Angioletta non la può vedere, la vecchia scuote il capo. "Stai attenta, ciao!"
"Ciao mamma!" click.
[Digressione sulla lotta di Angioletta con Mama, la pigotta malvagia inviatale da Loredana]
Angioletta stava sfilando lungo i viali di Rio, ballando la samba e correndo a coprire tutte le ballerine a petto nudo che vedesse, grazie al suo pizzo più lungo dei rotoloni regina, quando ad un certo punto, qualcuno iniziò a versare della benzina sul pizzo che stava spandendo in giro, e gli diede fuoco.
Le fiamme avvolgevano le ballerine, e veloci si avvicinavano alla pigotta.Ormai gran parte della sfilata era un rogo, e il puzzo di carne bruciata quasi isopportabile.
Angioletta correva e correva, ma ad un certo punto sentì una fitta dolorosissima al piede. Guardò, e non vide nulla, ma il dolore era fortissimo. si rialzò, e con la forza della disperazione riprese a correre, ormai le fiamme a pochi metri, mangiavano il suo pizzo, e venivano inesorabili verso di lei.
Cadde nuovamente, colpita alla gamba sinistra da qualcosa di appuntito. Ma niente. Ancora una volta il dolore era fortissimo, ma non c'era nessuna ferita.
si mise a piangere dal dolore e dalla paura, incapace di alzarsi ancora, e aspettando di diventare un fagotto carbonizzato. Quanto bene ancora avrebbe potuto fare, ma la sua giovane vita di pezza stava per essere spezzata.
Udì un rumore. insieme alle grida delle ballerine morenti, a quelle della folla impazzita, agli scoppi, i crepitii e alle sirene dei pompieri, sentì una risatina acida e cattiva.
E la vide.
Vide Mama, una pigotta venuta male. Una di, di, di...di quelle.
E vide che si era infilzata con due lunghissimi spilloni alle gambe, e che la fissava ridendo.
"Muoriiii, muoriiiii, muorrri Angiolettaaaaa" cantilenava questa, guardandola e ridendo.
Ma Angioletta, sentendo dentro di sè una furia mai provata, si rialzò, e avanzò zoppicante verso quella.
Mama smise di cantare, e iniziò a spaventarsi. Gli occhi di Angioletta mandavano fiammate come il resto del viale, e...sì, avrebbe anche potuto raggiungerla.
Mama allora cercò di staccare gli spillonti, ma tanto era stato il suo odio per quella stupida pigotta, che li aveva infissi con tanta forza da non essere più in gradi di estrarli.
"MALEDETTA! MALEDETTA STUPIDA, MUORI!"
Tirava, tirava...e continuò a tirare anche quando Angioletta la raggiunse, e la avvolse col suo pizzo.
Tirava anche quando le fiamme l'avvolsero e ne fecero una pira.
Tirava urlando e fumando, tirava.
E alla fine non tirò più.
finalmente libera dal dolore, Angioletta diede uno strattone al pizzo, e si salvò dalle fiamme.
Essendo l'ultima ballerina si samba rimasta a Rio, vinse il concorso per la meglio vestita, e proseguì il suo viaggio intorno al mondo.
Ma Loredana non era ancora stata sconfitta, e le avrebbe mandato le sue bambole malvagie.
15 marzo Le originiLE ORIGINI
Le esperte manone della donna guidavano l'ago fuori e dentro al tessuto, svelta cuciva, e lesta prendeva forma la sua opera. Sentiva crescere dentro di sè una sorta di ansia febbrile. I peletti sulla sua nuca si erano rizzati nel momento esatto in cui aveva stretto l'ultimo punto e, tremando, aveva tagliato il filo d'avanzo...come un cordone ombelicale...
Ed ecco di fronte a sè giacere, perfetta nella sua fanciullesca ingenuità, una pigotta di rafia, tanto più tenera per via di quel pizzo esageratamente lungo. Un sorriso increspò le labbra della sarta, e la tensione fu presto un ricordo.
Ordinata come sempre, *** ripose le forbici, pensando all'articolo che aveva letto quella mattina, e cioè che sono strumenti pericolosissimi, potendo caricare l'elettricità statica rilasciandola poi in un sol colpo. Quante donne erano morte in quel modo!
Già si recava al balcone per la consueta benedizione della folla, quando ecco che sentì distintamente la voce di un bambino chiamare il suo nome.
"Ohiaaa! Avrò mica chiuso un bambino nel ripostiglio?" pensò, improvvisamente agitata. Rapida si volse verso lo sgabuzzino, ma sulla strada, la voce la colse ancora...una bambina...la sentiva più chiaramente,ora. Ma non veniva dalla porta davanti a lei.
I suoi occhi increduli si posarono allora sulla Pigotta, che si era levata in piedi sulla tavola. Impossibile! Quel fantoccio di stoffa non poteva essersi spostato! ma che dico! Non avrebbe potuto chiamarla,per il semplice motivo che non era vivo!
Ma lo stupore della donna si ampliò infinitamente nel veder la pigotta agitare gioiosa la manina, e salutare la sua creatrice con voce argentina
"Ciao mamma! Io sono Angioletta, la pigotta! Hehehehe!"
la vecchia fece tanto d'occhi, ed esclamò, incerta "Devo aver mangiato di sfogatone e qualcosa mi ha fatto venire dei brusconi tali da farmi vedere una pigotta che si muove. Logicamente, dato che è una pigotta, non può mica parlare!"
La umile e concreta logica della donna era salda su decenni di vita tranquilla di paese, il paese che aveva amato e guidato da una vita, e una bambola un pò troppo vivace non avrebbe potuto scuotere troppo le sue convinzioni.
"Ma no, mamma! Io parlo! E mi muovo, anche! Guarda!"
così dicendo, la bambolina si produsse in una danza sfrenata, finendo per cadere dal tavolo, dritta nel cesto degli scarti, in cui erano state gettate anche le pigotte venute male. Angioletta sgranò gli occhi terrorizzata al vedere quelle bambole deturpate e mutilate, quasi irriconoscibili i tratti pigotteschi in quelle palle di stracci.
"Mammaaaaaa!!! Mammaaaaaaaaa!!"
Iniziò ad urlare disperata, provando un orrore senza nome alla vista di tali volti sfigurati.
Concitata e commossa, la donna raccolse gentilmente la sua pigotta, stringendola al petto e consolandola come solo le madri sanno fare.
"Non ti preoccupare, Angioletta...quelle sone le prove della mia vicina di casa, che logicamente non ha la mia esperienza, e riesce solo a fare dei ben miseri aborti. Io, pur senza impegnarmi, riesco bene, e tutti mi chiamano a insegnare a fare le pigotte. Purtroppo, lei non ha talento, e l'ho esiliata dal paese"
"Esiliata?"chiese, stupita, la bambolina "cosa vuol dire?"
***, rimettendo Angioletta sul tavolo, le spiegò, paziente "Significa che l'ho dovuta mandare via, a cercare fortuna per le strade del mondo...non sono mica abbottonata dietro, qui bisogna saper far qualcosa, e purtroppo lei non era buona di far niente!"
Intenta Angioletta ascoltava sua mamma, con il minuscolo indice di traverso sulle labbra, in una posa di serietà tanto intensa da suscitar simpatia anche nell'animo più arido. "E allora" decise infine la pigotta "Anch'io voglio andare per il mondo, e magari trovare la tua amica e insegnarle a fare le pigotte come si deve!"
Il piglio risoluto della bambola non poteva essere contraddetto, e così la sua creatrice non seppe far altro se non allargare la braccia, e augurarle ogni bene "Mi raccomando, Angioletta, non dare confidenza a quelli che rapiscono i bambini, che tutti i giorni si sente di queste cose...e tieni dacconto la tua imbottitura!"
La pigotta annuì seria, e, proprio il giorno della sua nascita, lasciò la sua casa, e si avventurò verso il suo futuro.
Ma nonostante le preghiere e le benedizioni di ***, la sua strada fu presto minata da molti pericoli, e i menici di questa tenera e indifesa creatura, si palesarono.
Le malvagie pigotte storpie della vicina di casa di *** volevano a tutti i costi uccidere Angioletta, così bella, così tenera, e così immeritevole di tutto ciò...
Ma questo lo leggerete nelle future avventure di
"Angioletta, la stucchevole pigotta perfetta" 13 marzo Il BORDO Vs Il BATRACEIl BORDO Vs IL BATRACE
Eccoci nuovamente all'avventura!
Riuscirete, miei cari lettori, a resistere alla tentazione di saltare le righe e correre subito alla descrizione dell'epico scontro?
Saprete frenare la curiosità? Domare l'insostenibile phatos che il mortale duello sicuramente susciterà in voi?
Io credo di sì. In realtà immagino che molti andranno a scaricare tutte le 15 stagioni dei teletubbies, per riprendere serenamente la propria vita...
MA ANDIAMO NEL MISTERO...
Siamo a Levkarest.
Un incredibile prodigio ci ha catapultato in un nuovo piano ( per chi non si intende di d&d è una sorta di dimensione parallela ) in cui già le nostre gesta sono cantate e tramandate ai giovani virgulti.
Abbiamo deciso di liberare un podere da una terribile maledizione, con la promessa da parte delle autorità che poi ne avremmo avuto il possesso.
Di sfondo alla vicenda che vi racconterò abbiamo il ladro ( ancora alexer) ancora in prigione, il tenente byron sepolto con tutti gli onori, la sua fidanzata bruciata sul rogo, e su tutti, il mago ghignante e soddisfatto, con ancora le mani lorde del sangue di Vincent Byron.
Ma chi si cura degli intrighi politici,a chi interessa quale, tra i notabili del gruppo di esuli, assumerà il controllo e i relativi benefici?
No, a noi no.
Noi ci addentreremo nelle profondità del bosco, laddove il Nano ( l'halfling) e il bordo(stan uris) si sono spinti, in cerca di fama e gloria.
Beh, a dirla tutta dovevano semplicemente fare una ricognizione...ma si sa...gli imprevisti possono capitare a tutti...tant'è che dopo tre giorni d'assenza il mago già cominciava a ben sperare, credendo di essersi liberato anche di loro due...
MA ANDIAMO CON ORDINE...
mentre il nano cercava a tutti costi un compagno animale ( del resto con umani e umanoidi gli era andata male, e l'astinenza cominciava a pesargli) il bordo...beh, forse lo stesso...in realtà ad oggi mi sfugge ancora il filo logico che muove le azioni di questi due intrepidi personaggi.
Ricordo con precisione due scene indimenticabili e come fissate a fuoco nella mia mente:
[aggiungo queste poche righe, grazie all'insostituibile sostegno mnemonico del master.]
[Stan Uris desiderava, fin da quando era un piccolo frugoletto, e giocava insieme ai suoi amici dell'orfanotrofio, di poter avere un serpente come compagno animale.
Ecco il motivo che lo spinse insieme al nano pelato nel bosco!
Tuttavia i rettili erano restii a farsi acchiappare, ed ecco la pensata del Bordo:
"Impressionerò il serpente, stupendolo con le mie eccellenti doti venatorie!"
Detto questo, SI SDRAIò A TERRA, FINGENDOSI UN SERPENTE, TENTANDO DI PREDARE UN TEMIBILISSIMO ANFIBIO, che giusto in quell'istante era apparso ai suoi occhi miopi.]
Il bordo, negli ultimi istanti di vita di stan Uris, sulle rive di uno stagno. Su una foglia, a fissarlo malevolo, il suo mortale nemico: il BATRACE. Dovreste immaginare una scena alla mezzogiorno di fuoco, perchè è andata molto similmente.
Il Bordo, prodottosi in uno dei suoi tetraplegici esercizi ginnici, termina la sua piroetta atterrando a un centimetro dal rospo, e, al culmine della fortuna, con la lingua protrusa nello sforzo.
Al batrace bastò sfregare le sue suppuranti e purulente vesciche sulla lingua dello sfortunato idiota, per vederlo crollare a terra come un tonno.
L'insostituibile aiuto dell'halfling fu poi fondamentale per permettere al bordo di giungere nuovamente al limitare del bosco, dove il mago li attendeva, impaziente di porre fine alle sofferenza di stan Uris.
Eccoci quindi nella zona disboscata dai coloni di Nivelle, tra ceppi tagliati di fresco e attrezzi da boscaioli abbandonati qua e là.
L'halfling ha trascinato con molta fatica il corpo che gli pare esanime dell'amico, per rendergli l'ultimo saluto in nostra presenza.
Tutti ci stringiamo giubilanti attorno al corpo pallido e, sembra, senza vita del povero stan. Quando ecco che il mago chiede "Ma siamo sicuri che sia proprio morto? Voglio dire...
...SIAMO SICURI CHE NON TORNA PIù?
E' MORTO-MORTO?
pensa tu che penso anch'io, in effetti buttarlo in una fossa con il dubbio che sia ancora vivo, e che possa scavarsi una via di fuga, non piace a nessuno.
E allora che si fa?
Nessuno lo sa.
provano a chiamarlo, a scuoterlo, a fargli vedere il paginone centrale di playboy.
niente da fare.
Neppure le sette lezioni di "katana e altre armi assurde" del venerabile maestro Kuyuri Myagatoschi l'hanno destato.
Allora il mago ha la pensata!
"FERIAMOLO! SE SANGUINA, ALLORA è ANCORA VIVO!"
Dopo un momento di dubbio, ecco tutti fare a gara per stringermi la mano!
Presa un'ascia piantata nel ceppo accanto, lesta si abbatte sulla gamba del morto apparente e...MIRACOLO!!! Il sangue fiotta copioso dal moncherino.
Un attimo di festa e...certo che ne esce di sangue!
Iniziano a nascere dubbi sull'oppotunità dell'azione...e già il pallidulus si fa ancora più cereo.
Non mi dilungo...chiuso l'ematico rubinetto, il neo battezzato STAN GARPEZ è pronto per andar dai druidi a farsi dare una gamba ottenuta riciclando i tappi degli spumanti.
D'altronde...c'est la vie
ACZLA GENIALATA PIù BELLA E TERRIFICANTE MAI CREATA DA UNO STUDENTE TERRORIZZATO
Uff! ma salta tutto! Consiglio di andarlo a vedere sul sito d'origine, merita sicuramente!
07 gennaio IL ROGO DI BECCARAPURTROPPO NON HO TEMPO DI DARE UN'ESAUSTIVA DESCRIZIONE DELL'ETILICO DAPODANNO DI RZZ...MA...
IL ROGO DI BECCARA
MERITA UNA PICCOLA PARENTESI...
Il Giovàni, Pastich e Metal Slug hanno organizzato l'annuale fiera dei botti sequestrati e intelligentemente riciclati dalle forze dell'ordine.
Oddio, diciamo che loro fanno parte di quelle frange più affascinate dalla violenza e dalla guerra, e che trovano naturale sfogo a vivere ai limiti della legalità, in quelle istituzioni che permettono di portare un'arma
(Anche se l'AK 47 di Metal Slug non mi sembra sia l'arma ufficiale dei ris...)
Secondo le dichiarazioni raccolte dalla piccola folla radunatasi nella piazzetta di San Sopracciclia a Tuono, in località Beccara,
verso le ore 00:18 del 01/01/2008 un fuoco artificiale è esploso in aria, descrivendo la consueta cascata di stelle. Mentre tutti i nasi erano volti in aria, alle spalle degli astanti incominciavano a levarsi le fiamme.
Momenti di delirio e disperazione che sarà mia cura narrare più approfonditamente in altro momento.
Allego foto dell'evento.
30 novembre Il lungo viaggio #18"ll lungo viaggio" presenta:
I LUNGHI,
ovvero la presentazione postuma, o postsentazione dei Pellegrini.
Giulio. Ho condiviso con lui 13 anni di scuola.
Ora fortunatamente fa biotecnologie, con ottimi risultati. E' inaffidabile in ogni compito che un cane ben addestrato potrebbe portare a termine. Nessuno, però, si gratta bene quanto lui. NOTE SALIENTI
1.All'età di 10 anni circa l'ho lasciato da solo con un sacchetto di caramelle da 0,5 kg per 10 minuti. Sono tornato ed erano rimaste solo le cartacce.
Ne sono sconvolto ancora oggi.Si è ripetuto con il formaggio di capra. 2.E' propenso a scatti d'ira ciclici, non necessariamente evocati da una buona ragione. Sono preceduti da alcuni minuti di tetri borbottii, e da brevi scatti più acuti prima dello scoppio.a volte accompagnato alle mestruazioni
3.Ha investito il suo cellulare, che poco prima teneva in tasca. E' l'unica persona che conosca che sia riuscita a farlo. nella stessa sera ha cozzato contro un'altra macchina.
Ha distrutto una centralina dell'Enel. Ha spaccato il cancello di Simonetta. Ha rigato la classe A appena l'ha presa in mano. Il suo stesso orgoglio gli fa tacere mille altre cose, lo so. Ha publicato un romanzo: "Dopo"
FRASE PERSONALE: "Sono tornato, e sono più pirla di prima"
Marcello
Vittima prediletta del destino( prima che del sottoscritto) è talmente negativo che si definisce "Figlio unico con tre sorelle".
A lui si adatta a pennello la parola PIANGINA. Dopo 5 anni di superiori insieme, ora fa ingegneria elettronica, e tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo....tutti, tranne la facoltà di ingegneria. NOTE SALIENTI
E' un multimilionario, grazie a certe sue bambole tristi prodotte e commercializzate in tutto il mondo verso la terza superiore.
Il "Marcello"TM è la prima causa di mortalità infantile nel mondo occidentale, e la seconda nel terzo mondo. FRASE PERSONALE: "Tenete questi 2 euro e fateci colazione, pezzenti!"
Paolo
Sono io.
prendo in giro chiunque senza che mi sia richiesto ( il "diario di viaggio"TM mi sembra un buon esempio). generalmente eccessivo e invadente, spesso parlo più veloce di quanto non pensi. Come Gasparri. Altro non aggiungo. le cattiverie su di me le dicano gli altri.
NOTE SALIENTI
Lo scherzo più bello della mia vita l'ho fatto alla tower of Joice, fuori Dublino. Ho finto di cadere dalla scogliera, e quando sono riapparso da dietro il muretto,mi ricordo una trentina di persone immobili e pallide che mi fissavano come fossi un fantasma. FRASE PERSONALE: "Prof, ma lo sa che gli squali li uccidono con le ARANCE BOLLENTI?" |
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