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14 dicembre

Historia Longa Gardia

“Historia delli preclari Homini et delli Accadimenti notevoli della Civita nomata Longa Gardia”

 

Io, Echelon, Sommo Custode del Verbo, invoco la benevolenza di Misterya nel vergar queste pagine. La penna mi trema nell’emozione e  nella vergogna d’essere sì indegno figlio di più grandi padri. Mi accingo infatti a ricopiar il manoscritto del Primo Custode dell’Accademia, l’onorabilissimo Emardo da Borgonovo; testo su cui coloro che si sono succeduti nella carica hanno riportato le vicende a cui hanno assistito. Una grande oscurità ha chiuso le porte della Casa del Sapere, che ora vive di nuova linfa in tempi meno cupi. Che la protezione degli dèi faccia sì che le porte dell’Accademia non siano mai più rese mute, poiché è da queste pagine che giunge il più grande ostacolo alla tirannia.

Dovrò, per forza di cose, rinunciare ad essere un copista scrupoloso, cercando, per quanto possibile, di rinverdire lo stile e tradurre laddove la lingua è cambiata tanto da esser difficoltosa la lettura per il contemporaneo. Sono certo che il Padre sarà clemente con questo suo Figlio, che qui riporta la descrizione che ne dà Jotsaldo, suo successore e secondo Custode del Verbo, nel Liber hillustrissimae  et humilissimae vitae Emardi:

 

Fu quell’uomo, di nome Emardo, un uomo per ogni cosa lodevole…Quest’uomo dunque onorevole ed humile, alquanto edotto nell’esercizio della scrittura, a qual culmine di virtù sia giunto, dalle sue opere che lo narrano lo ha insegnato al mondo intero”

 

La Fondazione

Qui segue il racconto di Emardo, sulla fondazione della Città e sui primi anni del Primo Signore di Langrigaard.

 

Erano ormai 12 anni che noi profughi della terra di Loor Nak vagavamo per il continente in cerca di un luogo dove potessimo fermarci e costruire un’oasi di pace in queste lande spazzate dalla malvagità e dalla pazzia. In 30'000 partimmo e furono le malattie e furono gli attacchi. Ricordo bene il giorno in cui i 750 rimasti incontrarono un’altra popolazione in fuga, guidata da Eòtgar. Decidemmo di unirci a loro ed entrambe le genti ne ebbero beneficio, sì che fu subito chiaro che gli Dèi avevano benedetto tale fusione: giungemmo in una piana ridente e fruttifera, abbondante di bestie hutilissime e di piante buone per la cucina e la medicazione.  Ed eravamo ai piedi di una collina che un falco [o una cornacchia, in questo caso la traduzione è ambigua] strappò il copricapo del nostro duce e andò a posarsi sul ramo alto del più alto albero della collina. “Là” disse Eòtgar “Noi fonderemo la nostra città, e sarà grande e bella e il suo nome verrà cantato nei secoli” e noi sapevamo che davvero tali parole corrispondevano al vero, perché il nostro peregrinare era giunto al termine e gli intenti erano hottimi.

Era il quarto giorno del mese di Nethuns dell’Anno 872 della terza Era.

In meno di un anno la sommità del monte ospitava i palazzo di Eòtgar, primo Signore di Longa Gardia, dal fatto che dalla cima del monte le frecce per la difesa della città potevano essere scagliate a grande distanza e gli assalitori erano tenuti lontano.

Sempre in posizione privilegiata furono costruite le prime case terrene degli dèi protettori, solide e note a tutti per la loro magnificenza. Su un rilievo in disparte venne innalzato un altare in memoria di tutti coloro che non videro mai il compimento di quel nostro sogno e  la zona circostante venne destinata ad accogliere le dimore dei nostri involucri terreni. Più in basso, le abitazioni dei vivi. Ed ebbe inizio il proficuo governo di Eòtgar, che resse la città per 14 anni, conosciuti come “L’ètà dell’oro”

 

L’età dell’oro (872-886 della terza Era)

 

Emardo ebbe la fortuna di vivere sotto la guida illuminata di Eòtgar. E davvero dobbiamo credere che quel condottiero venuto da lontano fosse un uomo giusto e probo, poiché nessun cronista ci offre un’immagine diversa da quella fornitaci da Emardo :

                Era di statura media. Il suo volto era pieno d’autorità e di grazia: ilare e gentile con i mansueti, ma terribile, al punto d’essere appena tollerato, verso i superbi e le offese. Emaciato, adorno di pallore, decorato dalla canizie. I suoi occhi, come se brillassero di splendore, erano motivo di terrore e di ammirazione per chi li guardava…Risplendeva l’autorità nel suo stesso muoversi, nel gesto, nell’incedere…La sua voce era virile e piena di decoro e con la dolcezza del tono non poco addolciva l’animo di chi l’ascoltava (…) Sebbene non poniamo nel corpo la virtù, tuttavia non possiamo escluderne la grazia.

Era un periodo di pace e prosperità e tutte le genti e tutte le razze giungevano a Longa Gardia ed ogni giorno la luce della nostra città brillava più splendente. Carovane di mercanti giunsero a commerciare con noi e ben presto si stabilì, per consuetudine, un mercato nella zona più bassa della città. Non era, come oggi si usa, luogo ove si potesse acquistare ogni mercanzia,poiché solo ciò che non si poteva ottenere col sudore della fronte era acquistato. Ma il degrado morale delle genti e la mancanza di valori porta oggi l’uomo a preferire il conveniente al giusto.

Meretricio e brigantaggio, che oggi sono maltolleranti ma resistono anzichenò, erano totalmente banditi ed indicati come aberrazioni da non praticare e da reprimere. La città arrivò ad estendersi sul golfo, dove Eòtgar indicò dovesse esse edificato un porto. In quegli anni lucenti, molti dei primi edifici in legno vennero ricostruiti in pietra, così che all’aurora e al crepuscolo la cima della città rifulgeva dei cremisi e dei porpora, i colori della regalità e della virtù, e il popolo ne gioiva.

Noi tutti, ed io tra loro, piangemmo lacrime dolcissime il giorno in cui Eòtgar pose la prima pietra dell’Accademia, ed invocò le protezioni degli Dèi, degli uomini e di ogni razza, su coloro che avrebbero custodito le chiavi del Sapere. Oggi corre il decimoquinto anno da allora, ed io sono invero un indegno Custode della Chiave che pende dal mio polso.

Eòtgar pervenne alla morte, nella gloria degli uomini.

Accorsero tutti, come a luttuosamente lamentare una perdita comune…Fra i singhiozzi invero e le lacrime erompenti facevano come una lamentazione ricordando la sua pietà, la sua fortezza, la cura dei poveri, la protezione degli impotenti…Queste e simili cose, che chi piange usa invocare nell’urgenza del dolore, ripetevano con voci luttuose (…) tutti lo piangevano battendosi il petto in una sorta d’amore fraterno e dolcissimo.

Nel centro della vasta cripta fu collocato il grande feretro, dorato e drappeggiato: da capo piccoli alberi finti di cedri e cipressi gettavano un’ombra discreta, e intorno, disposti in terra, furono turiboli, mirrofori, incensieri, che esalavano, bruciando, essenze prelibate; furono panieri carichi di frutta, furon corbe di fiori simbolici. Il coro, come sempre nel rito, era composto dai fanciulli che si educano al tempio; essi si raccolsero da un lato, vestiti di camici bianchi e con chiome d’un biondo chiaro che scendevano sulle spalle; da un altro lato, poco lungi dal feretro, altri fanciulli. Così cantarono “Alti piangete voi, popoli, voi, lingue, stelle, cieli,

                                            prorompa dalle tenebre l’orbita splendente del Sole,

                                            manchino del tutto i corni splendenti della Luna,

                                            s’allutti il mondo tutt’intero al Suo corpo disteso.”

[Torno di nuovo a modificare ed aggiungere laddove la narrazione risulta di difficile comprensione e qui senz’altro Emardo diviene ermetico ed oscuro, ma l’amor del figlio e del copista sopperiscono ai dubbi del critico e m’accingo a ricopiar per intero l’epitaffio che fu inciso sul sarcofago marmoreo di Eòtgar e la serie di numeri, alcuni dei quali preceduti da una lettera il cui significato è spiegato dallo stesso Emardo il quale purtuttavia ne ignorava il motivo e io ricopio allegando una piccola legenda: V che stava a significare verde e R , ruber. Di quelli senza lettera, alcuni erano verdi, altri rossi: Verdi (numero); Rossi [numero]

                “E  poiché riguarda i governanti ciò che è delittuosamente commesso dai sudditi, il fuoco della Gehenna inesauribile punisce, per sentenza del divino esame, l’esempio della vita malvagia e la negligenza dei sudditi.

 

R89(17)(54)V100[38](22)R29(69)R136(12)[100]V36(12)V87(1)[51]R22(98)V62(2)R134(3)V21(146)R53

V111R9V92R94V148R115[4]V169[140][58][90]R100[14]R9R50(99)(2)V39(68)[16]R67[9]V34 (1)(45)R156(4)R10(161)(92)V168[165][3][150]V72R97V1R153R88(25)[21]V164(1)(4)(0)